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Autunno caldo per l'Università
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Autore Messaggio
marcella



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MessaggioInviato: Lun Nov 17, 2008 2:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

A gettone

Raccontami di quando c’era

Un’università una e pubblica

Del tuo lavoro che odiavi e riprendevi

una e libera

Dei tuoi sette euro e qualche all’ora

Una e fallita

Parlami dei tuoi capi

Del loro sessantotto

Delle dottrine operaie con il libro in mano

Tante e fallite

Ascolterò in silenzio con gli occhi lucidi

sarà la mia fiaba preferita

Sino a quando ripareranno la tele

Tu pubblico libero dai libri fallito

Lavoratore della cultura

Fammi divertire





Troppe bandiere di un solo colore. La cultura le ha tutte e sono ben in riga, come l’arcobaleno, come i vestiti di chi manifesta. Può ingannare il corteo che vedrai sfilare per Roma, non sono di un solo partito, di una sola idea di un solo padrone. Proprio per questo il loro appello è ben più importante e decisivo. Chi non ha mai manifestato ha un’idea rivoluzionaria della manifestazione. Si tratta, invece, di persone comuni che danno visibilità a una o più idee portandole a spasso per la città. La violenza, le offese fisiche e verbali non hanno nulla a che fare con una manifestazione, sono la sua degenerazione come, senza esagerazioni, la morte lo è della vita.

In Italia è sempre tutto più complicato, ma mai veramente obbligatorio. S’intenda la libertà, di principio, è inviolabile, ma dove sta il decoro di una opposizione che deve elemosinare la falsa politicizzazione di liberi pensatori in piazza, a tutto intenti tranne che a sostenere l’inutile marcia dei dieci punti. L’attuale schieramento pre-bipartitico non raccoglie, nella sua apparente bicefalia, la crescita, l’indispensabile riforma e la incredibile fame di certezze delle Università italiane. L’opposizione di sinistra deve trovare un modo più incisivo di farsi sentire in parlamento, piuttosto di tentare di cooptare i manifestanti e i loro simpatizzanti, i meriti come le colpe siano oggetto di un appropriazione responsabile. Premesso che non c’è un solo governo che ha ucciso l’università, non ve n’è alcuno che la stia salvando. I numerosi atenei che stanno fallendo sono imprigionati in un sistema baronale di ripartizione dei fondi che concede agli stipendi oltre il novanta per cento del totale. Si tratta degli stipendi soprattutto dei docenti strutturati, il cui aumento annuale è protetto da una legge e non oggetto di contrattazione sindacale, come ad esempio è quello del personale tecnico amministrativo. Così come non c’è un parlamentare che rinuncerebbe a parte del suo stipendio, così non c’è docente che intenda privarsi dei suoi privilegi. L’università somiglia spaventosamente al sistema sociale indiano, i lavori più umili sono appannaggio dei paria tecnico-amministrativi (stipendio medio mensile di 1000 euro), la ricerca è sostenuta assieme alla didattica precipuamente dai ricercatori precari (stipendio medio mensile 1100 euro), poi c’è la fascia docente ( stipendio medio mensile 3000-5000 euro). Premesso che ci sono esempi di virtù, a onor del vero più presso le Facoltà scientifiche, l’assenza di un cartellino da timbrare, l’unico obbligo di presenza legato alla didattica e il lavoro degli intoccabili e dei precari rendono la presenza dei Docenti per gran parte dell’anno inutile, infatti non ci sono.

Questo parallelismo pericoloso tra Docenti e Parlamentari non è casuale. A una verifica accurata emerge che molti dei politici, votati nei due schieramenti, sono Docenti universitari e se ne vantano. Ci sarà una tremenda fuga di cervelli all’estero, ma se sono quelli di persone che credono che fare ricerca riempia le tasche non li piangeremo.

Se di riforma si deve parlare si parta dal vertice: le responsabilità non implicano l’immunità.

s.f.
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marcella



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MessaggioInviato: Lun Nov 17, 2008 2:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Car*,

dopo due giorni di estenuante ed incredibile confronto questo è il documento prodotto
dalla discussione dl Workshop "Lavoro e formazione" all'assemblea nazionale dell'Onda
per un progetto di autoriforma dell'università e della ricerca.

All'assemblea del workshop hanno partecipato circa un migliaio di persone,
ci sono stati 60 interventi di studenti, dottorandi e ricercatori precari di oltre 20 atenei ed enti di ricerca italiani ed esteri.
Il lavoro di rielaborazione è durato una nottata.
Il testo è stato letto ed approvato in seduta plenaria questa mattina (16 Novembre).

Questo rappresenta un inizio di progetto, aperto, da arricchire e specificare, mediante il confronto permanente
di chi partecipa alla protesta ed al tentativo di rinnovamento dal basso dell'Onda.

il testo ed i report delle giornate del 14 (Sciopero, manifestazione ed assemblea nazionale di dottorandi e ricercatori precari),
15 (workshopS) e 16 (seduta plenaria con scuola ed altre realtà lavorative in lotta) seguirà su queste liste e sul
blog
ricercatoriprecari.wordpress.com
(appena ci riprendiamo)

*******************************************************

Progetto per l’autoriforma

Assemblea Nazionale - Sapienza di Roma
15-16 Novembre 2008

Contributo del Workshop: “Laovoro e Formazione”

Ricerca, formazione, lavoro. Sono questi i temi di cui abbiamo discusso durante la giornata di ieri, partendo dal nostro punto di vista, dal punto di vista dell'onda. Abbiamo chiamato il nostro percorso autoriforma, un autoriforma che viene dal basso dell’università. Autoriformare dal basso per noi
vuol dire travolgere questa università, attraversarla con i nostri desideri e le nostre proposte, proposte che vogliamo costruire a partire dalla comprensione della sua crisi e del suo rapporto con la società.
Una crisi esplosa da tempo ed aggravata da un quindicennio di pessime “riforme” volte alla aziendalizzazione ed alla privatizzazione dell’università, una crisi che i provvedimenti di questo governo stanno trasformando in catastrofe.
Pensiamo al taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario, al blocco del turnover, ma soprattutto alla trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato ed alle sue conseguenze in termini di discriminazione di censo nell'accesso a un'istruzione di qualità e di destrutturazione dell'intero sistema universitario nazionale. Effetti che non potranno non aggravare le già critiche condizioni della scuola di ogni ordine e grado.
Non dimentichiamo le responsabilità di chi ha gestito l’università con meccanismi corporativi e clientelari, di chi soffoca la ricerca per mezzo di un'opprimente gerarchizzazione, di chi ha costruito un sistema fondato sullo sfruttamento generalizzato del lavoro precario, di chi ha oramai accettato l'idea di un drastico restringimento dell’accesso a un’istruzione pubblica di qualità.
Il nostro obiettivo è stanare e denunciare queste aberrazioni ovunque si manifestano, conoscerle per scardinarle. Bisogna superare il cosiddetto 3+2, il quale con i suoi effetti di frammentazione e di dequalificazione della didattica mira alla produzione di lavoratori precari e ricercatori al servizio del privato o dell'impresa di turno.
In due mesi di mobilitazioni abbiamo dimostrato di non avere alcuna intenzione di lasciarci incantare dalle false aperture del ministro Gelmini o chiuderci nel recinto di uno studentismo vuoto e arrogante. Abbiamo gridato dalle piazze di tutta Italia la nostra consapevolezza che solo l'unione e la generalizzazione delle proteste può rovesciare quei rapporti di forza che schiacciano il mondo dell'istruzione e della ricerca tanto quanto quello del lavoro. Solo il continuo coordinamento ed allargamento della protesta potrà portare ad un reale cambiamento nelle politiche del governo e per questa ragione aderiamo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre con la promessa di farlo vivere nelle nostre metropoli ed in qualunque luogo raggiunto dall'Onda.
Il nostro sciopero sarà dunque all'insegna della generalizzazione delle mobilitazioni, della lotta contro la precarietà e per l'abolizione di tutte le forme di lavoro parasubordinato contenute nella legge 30, contro ogni discriminazione di genere, cultura e razza, contro la criminalità organizzata che strangola il nostro Sud e sempre più anche il nostro Nord.
Autoriforma è il percorso concreto di elaborazione, d'inchiesta e di conflittualità che mette in crisi il sistema attuale, che propone un modello diverso di università attraverso una critica radicale dell'esistente. Vogliamo costruire un'università pubblica, democratica ed accessibile a tutti.
Per questo sentiamo l'urgenza, in questa fase di crisi profonda del modello sociale ed economico neoliberista, di un’università che sappia dare il suo contributo alla costruzione di un nuovo e più equo modello di sviluppo.
Il nostro punto di partenza sarà l'analisi della ricerca concretamente prodotta dalle università ed enti pubblici di ricerca, delle sue ricadute sul territorio, la creazione di sapere critico e la moltiplicazione delle esperienze di autoformazione e didattica alternativa cui abbiamo dato vita nelle nostre mobilitazioni.


1) Ricerca.
L'indipendenza e l'autonomia della ricerca sono per noi principi fondativi.
La ricerca non deve essere subordinata a logiche di mercato: le risorse e le strutture pubbliche dalle quali essa dipende non possono essere messe al servizio di interessi privati. Il sapere è un bene pubblico, una produzione collettiva e per questa ragione non appropriabile: i suoi risultati devono essere socializzati, ossia posti al servizio dell'intera società. Per questo riteniamo essenziale lo sviluppo di forme non commerciali della loro tutela (GPL/Creative commons) in contrapposizione al brevetto nonché il sostegno all'editoria scientifica open source ed una stretta sinergia tra ricerca e didattica.
Siamo però consapevoli che l'emergenza attuale ha tra le sue cause principali il cronico sottofinanziamento delle attività di ricerca, che deve essere portato almeno ai livelli indicati dal Trattato di Lisbona (3% del Pil contro l'attuale 1%). E poiché una ricerca libera non può esistere senza ricercatori autonomi e indipendenti da ogni condizionamento, la democratizzazione dell'accesso ai fondi e la sua apertura ai ricercatori non strutturati e ai dottorandi è per noi condizione irrinunciabile.

2) Valutazione.
L'autonomia della ricerca e la qualità dell'università pubblica non possono essere disgiunte dalla realizzazione di un nuovo concetto di valutazione.
Tale concetto, più complesso della combinazione di indici presuntamente quantitativi, non deve essere legato al contenimento del bilancio, alla produzione di brevetti o al semplice numero delle pubblicazioni.
Pensiamo che la valutazione debba essere intesa anche come rendicontazione sociale delle attività degli atenei e del sistema nel suo complesso, che non possa prescindere dai contesti territoriali in cui le università sono inserite. Contemporaneamente, ribadiamo che anche docenti, ricercatori e dottorandi dovrebbero essere coinvolti nei processi di valutazione.
Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti sia alle strutture (atenei, enti, istituti, dipartimenti,..) che ai singoli docenti e ricercatori.

3) Reddito, diritti, contratti.
Il problema del reddito è sicuramente trasversale a tutto il corpo vivo dell'università: studenti dottorandi e ricercatori precari.
Al lavoro di ricerca, perché di lavoro si tratta, devono corrispondere un salario adeguato e i diritti stabiliti dallo statuto dei lavoratori. La moltitudine di tirocini, stage e praticantati tutti rigorosamente non retribuiti non sono più tollerabili, così come la dilagante attività didattica a titolo gratuito.
Ogni prestazione deve essere contrattualizzata al più come forma di lavoro subordinato a tempo determinato e in tal caso deve essere garantita la continuità del reddito, diritto fondamentale di cui chiediamo l'estensione a tutti i lavoratori precari. Non solo: commossi dall'attenzione del ministro Gelmini alle condizioni degli edifici scolastici, rivendichiamo ambienti idonei di studio, lavoro e ricerca.

4) Pari opportunità.
Nella ricerca rimane aperta la stessa questione di genere che troviamo ovunque nel mondo del lavoro: da una parte la progressione di carriera delle donne è fortemente filtrata ai livelli più bassi, dall'altra le donne subiscono il perenne ricatto biologico, aggravato dalla precarietà, per cui la maternità diventa in realtà la via di espulsione dal mondo della ricerca.

5) Dottorato e specializzazioni.
Il dottorato di ricerca è il più alto grado dell'istruzione italiana e contemporaneamente l'introduzione all'attività di ricerca. Vanno dunque garantiti adeguati percorsi didattici e il diritto all'autonomia economica. Questo significa in particolare l'immediata soppressione dei dottorati senza borsa e delle tasse di iscrizione. I dottorandi dovrebbero vedere riconosciuti i loro diritti per mezzo di uno statuto nazionale a loro dedicato.
Per quanto riguarda le specializzazioni è emersa la necessità di nuove procedure concorsuali trasparenti. Le mansioni affidate agli specializzandi non devono mai oltrepassare le competenze previste dalla legge.

6) Reclutamento.
Per quanto riguarda la spinosa questione del reclutamento, ribadiamo la nostra ferma opposizione al blocco del turnover. Ma questo non ci basta, dopo anni di blocco dell'accesso ai giovani che ha esasperato la precarietà e incentivato la fuga dei cervelli. Chiediamo l'istituzione di un contratto unico di lavoro subordinato una volta terminato il dottorato, di durata non inferiore ai due anni: esso deve sostituire l'attuale jungla di “contratti” precari.
Tali misure non avrebbero tuttavia alcun senso senza un consistente reclutamento straordinario via concorso, che deve essere seguito da un reclutamento ordinario via concorso costante nel tempo. Per quanto concerne l'inquadramento della docenza, chiediamo l'istituzione di un ruolo unico e l'incompatibilità della libera docenza con contratti di diritto privato.

7) Rappresentanza.
I ricercatori precari, essenziali al funzionamento di tutti gli atenei ed enti pubblici di ricerca italiani, sono completamente assenti dagli organi decisionali degli stessi. E' questo un elemento chiave della gerarchizzazione del lavoro di ricerca e didattica.
Come ogni altra categoria nell'università, i ricercatori precari e i dottorandi devono partecipare ai processi decisionali tramite i loro rappresentanti eletti.

Cool Europa e anomalous wave.
L'Onda ha già valicato i confini nazionali. In tutta Europa si sono svolte manifestazioni di solidarietà al movimento italiano. Questo fatto ci parla della dimensione transnazionale dei problemi che stiamo affrontando. Il lavoro di ricerca prevede la mobilità come elemento irrinunciabile ma continuamente ostacolato dalle differenze dei diversi sistemi nazionali. Spesso le riforme, sgradite a chi l'università la vive, sono state giustificate in nome di una presunta volontà di integrazione a livello europeo. Vogliamo sottolineare che uno spazio europeo della ricerca ancora non esiste e che il movimento deve assumersi la responsabilità di cominciare a crearlo, non attraverso la normazione astratta ma attraverso la circolazione delle idee e delle lotte.
L'osservazione dei diversi modelli di sistema universitario presenti al momento in Europa ci permette di rigettare immediatamente alcune ipotesi di sviluppo, come il modello anglosassone e il principio del debito di formazione, già ampiamente entrato in crisi in Inghilterra e negli Stati Uniti. In quest’ottica proponiamo la convocazione di una riunione europea che metta in circolo le diverse vertenze sviluppate dai movimenti di studenti e ricercatori precari.

9) Percorsi.
Se l’autoriforma è anche e soprattutto un percorso condiviso di lotte, questo workshop ha espresso una molteplicità di strade che possono essere percorse a livello locale e nazionale:

 Se il precariato è il problema di questa generazione, ci sembra fondamentale una grande inchiesta sul lavoro precario nell'università arrivando ad un censimento nazionale che ci permetta di tradurre nella forza dei numeri l'enormità del fenomeno.
 In questa ottica è necessario che il movimento esca dall’università per coordinarsi anche con il resto del mondo del lavoro precario.
 Formulare un appello congiunto di studenti, dottorandi e precari per lo sciopero generale/gli scioperi generali che verranno nel prossimo futuro.
 Fin dall’inizio è stato un obiettivo del movimento coordinarsi con la protesta della scuola per reagire all’attacco generalizzato alla formazione pubblica a tutti i livelli. Questo impegno deve essere assunto dal movimento anche per il futuro.
 Proponiamo di portare avanti azioni locali contemporanee e condivise da tutto il movimento anche nell’ambito della proposta di una grande giornata nazionale della ricerca.
 Ci sembra importante anche l’idea di portare avanti un percorso di vertenze locali comuni a studenti, dottorandi e ricercatori precari per migliorare qui ed ora la nostra condizione di diritti e rappresentanza chiedendo con forza almeno l'applicazione dei principi contenuti nella Carta Europea dei Ricercatori” sottoscritta da tutti gli atenei ed enti pubblici di ricerca italiani.
 In queste settimane hanno avuto un grande successo le iniziative di divulgazione e di apertura dell’università alla cittadinanza. Ci riferiamo sia agli eventi rivolti ai bambini delle scuole, alle famiglie, ai lavoratori sia alle lezioni all’aperto e ai seminari in piazza. Il movimento ha manifestato un’evidente volontà di proseguire su questa strada continuando ad organizzare eventi che portino il sapere, la ricerca e i ricercatori stessi al di fuori del mondo universitario.
 La valutazione del mondo universitario e della ricerca in genere è uno dei punti cardine dell’autoriforma. Il movimento ritiene che non si debba delegare ad altri se non a chi ne è direttamente interessato questo complesso problema. A questo scopo si vuole istituire un gruppo di studio specifico, formato da studenti ricercatori precari e dottorandi, che analizzi il problema.
 Occorre sviluppare una critica seria ed approfondita di tutti gli strumenti di governance universitari a partire dalla fondazione di diritto privato denominata CRUI e dell'autoproclamato circolo dei migliori atenei d'Italia, AQUIS.
 Ribadiamo l’importanza di organizzare una grande assemblea Europe che metta in relazione diverse realtà di lotte e punti di vista critici sull’università e la ricerca.



Una molteplicità di strade, ma molte di più, pensiamo, sono quelle che usciranno dalla fantasia e dalla consapevolezza critica di questo movimento. La forza della partecipazione che lo sta facendo vivere, la capacità che esso ha mostrato in questi giorni di mobilitazione di sperimentare percorsi nuovi sono sicuramente il motore per costruire un futuro diverso da quello che ci vogliono, a forza, tracciare davanti. Un compito impegnativo per un movimento che deve durare ma anche una grande occasione di rinnovamento per questo paese, l’onda lunga di una grande speranza.
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marcella



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MessaggioInviato: Mar Dic 02, 2008 3:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Su sciencecareers.sciencemag.org



Young Italian Scientists Take to the Streets

By Elisabeth Pain, November 28 2008


http://sciencecareers.sciencemag.org/career_magazine/previous_issues/articles/2008_11_28/caredit.a0800173



In most countries, Luca Leuzzi would be well on his way to tenure. After obtaining a Ph.D. in theoretical physics cum laude from the University of Amsterdam in the Netherlands, Leuzzi came back to his native Italy in 2002 for a 2-year postdoc at Statistical Mechanics and Complexity, a National Research Council center at the University of Rome, "La Sapienza." Leuzzi, who is 36 years old, obtained a 5-year position there (akin to a tenure-track position elsewhere) in January 2005. He was confident that, in time, he would obtain tenure.

But Leuzzi's career aspirations, along with those of many other researchers on short-term contracts in Italy, have collided with a series of new laws that will severely reduce national resources for universities and research centers, part of a larger plan to boost the country's economy. Today, Leuzzi's prospects are "quite unclear," as he puts it. "The only thing I know is that either I'm in, or I have to leave."


Cuts in financial and human resources

Passed over the summer, Legge 133/08 , the new Italian law, is set to drastically cut the financial and human resources for universities and public research agencies. In particular, Legge 133/08 will reduce the national budget for core expenses such as salaries, building maintenance, and research support in Italian universities by €63.5 million for 2009, a cut that will rise gradually to €455 million by 2013. Altogether, over the next 5 years, such cuts will add up to a loss of almost €1.5 billion in public funding for Italian universities. To get an idea of the scale of the cuts, consider that in 2011 that's an estimated 12.7% reduction in the core budget the previous government had planned--and the previous government's budget had already been revised downward to reflect the weakness of the economy. The only possible bright, yet controversial, spot in the new law is that it gives universities the right to become foundations so that they may raise private funds to offset the public losses.

The savings are mostly to be realized through a freeze in the hiring and promotion of permanent university staff over the next 3 years. Legge 133/08 requires public institutions to fill no more than two new positions in 2010 and 2011 for every 10 vacated by retirement the year before. In 2012, up to half of vacated positions may be filled. Legge 133/08 also requires public institutions to reduce their costs for nonmanagerial permanent staff--a category that includes researchers on the first rung of the academic career ladder and technicians--by at least 10%.


A generation at risk

Members of Italy's university community view the new law as salt in the wound, an aggravation of a situation that was already grim. Italy's research and development (R&D) spending is currently at 1.10% of its gross domestic product, well below the European Union average of 1.84%. "We all think that it is a real suicide for Italy to reduce further the research resources," writes Pasquale Stano, a synthetic biologist working on a short-term contract at Roma Tre University, in an e-mail to Science Careers.

Young researchers on short-term contracts in particular view the law as the last--or at least the latest--blow to their professional ambitions at the hands of the Italian academic research system. Until the new law was passed, the high average age--52--of the 18,700 current associate professors in Italy and of the 19,600 full professors--59--was a source of hope for younger researchers who thought they might someday fill one of the slots their elders held. But "the consequence of this new cut of funds [is that] young people like me, or like Ph.D. students ... do not have any future in research" in this country, Stano says.

The Rete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP)--Italy's National Network for Precarious Researchers--which was founded in 2003 to defend the interests of nonpermanent research staff in Italy, puts the number of short-term contract researchers working in the country at 50,000. So far this year, fewer than 300 ricercatori positions--the first rung on the Italian academic career ladder--have opened, according to Leuzzi, who has been involved in RNRP since its early days. According to figures from the Italian Ministry for Education, University, and Research , slightly more than 2000 short-term contract researchers are absorbed into the system in a typical year. (Today, Italy has about 23,600 such positions.)

Even as the number of short-term contract researchers moving into potentially permanent posts declines, Legge 133/08 is also likely to reduce the number of contract positions available in Italy. "The temporary research staff will be the first to be left behind, just not hired anymore" once their contracts run out, says Marcella Ravaglia, a 32-year-old postdoctoral computational chemist at the University of Ferrara who is also an RNRP member.


Waves of protest

Starting this past summer, groups within public universities and research institutions--including contract researchers--began holding educational events to alert their communities about the law's implications. Many meetings and workshops have since taken place in which "we try to make new proposals to go into the opposite direction, to try to understand what the best thing to reform the university system" would be, Leuzzi says.

Protest initiatives have also spread outside universities. Scientific lectures aimed at alerting the public were delivered in public squares, for example. In Ferrara, as in many other places in Italy, "we wrote letters to the rectors, to the ministers, to the president of the Republic; we opened petitions to stimulate students, academic staff, families, citizens, to take action," Ravaglia says.

During the last few months, these activities have moved "a large part of the university community to the street," Ravaglia says, as researchers and others have organized strikes and demonstrations at universities, research centers, and major cities. The protests peaked on 14 November when L'Onda (The Wave), the Italian student group that instigated the protests and now gives its name to the movement against the new laws, "invaded the city of Rome with colors and singing," as Ravaglia, who took part in the march, puts it. The organizers say 200,000 people marched; national authorities claim there were only 30,000 of them.

Right after the march, the protesters "decided to create a national network of Ph.D. students and untenured professors and untenured researchers," Leuzzi says--a larger network that now, he hopes, will give them more clout. "We need a lot of power to be able to discuss on an almost fair level with the Berlusconi government," he says.


A future on hold

On 10 November, the Italian government introduced a new decree with immediate effect--the DL 180 --that amends certain aspects of the Legge 133/08 for 6 months, with the senate now pondering the passage of this new decree into a longer term law.

Under DL 180, public research agencies are for now exempt from the 10% cut in nonmanagerial staff mandated by Legge 133/08. The decree now also authorizes universities above a set financial threshold to use half of the funds made vacant by staff retirement for the creation of new positions.

But DL 180 also allows those new positions to be short-term, which, Ravaglia believes, means that a large part of them will be. In an uncertain budget climate, "if you give the possibility to an institution to hire permanent or temporary staff on the same basis, then of course [they] will go on hiring temporary staff," he says. The effects of DL 180 are even more onerous than the original law at institutions in the direst financial straits; those institutions will not be allowed to replace anyone. "Ten percent of Italian universities cannot hire anybody," Leuzzi estimates.

The impact of DL 180 can already be felt. Last October, Duccio Panzani, a 35-year-old clinical veterinary researcher in equine reproduction at the University of Pisa, won a tenure-track ricercatore position in a concorso after a 3-year postdoc. He was hoping to take his position next month, but he now must wait until the end of the year to see if his university will be allowed to replace its retiring workers. Meanwhile, "I'm nothing right now; I am not paid to work," Panzani says.



More changes coming

Because of yet another law under consideration-- the 2009 financial law --there are no guarantees even for scientists like Leuzzi who were in the process of being brought into permanent positions. The 2007 financial law (Legge 296/06) provided 3 years of national funding to stabilize 5-year ricercatori positions like his following a positive evaluation. The new financial law would now end this practice . "Either I become permanent before June 2009, or at the end of my contract--that is, December 2009--I have to look for something else," Leuzzi says.

Finding an alternative position--even a temporary one--won't be easy. "Certainly, I cannot find any kind of contract at the institution where I work," Leuzzi says. That's because Legge 133/08 forbids institutions from offering contract positions to those who don't have permanent posts before the June deadline. Meanwhile, Leuzzi--like many other scientists--have passed over other opportunities.

Policy changes like these have both scientific and human consequences. "Since I ... have a family and I have to pay a loan, ... I need to maintain some income," Leuzzi adds. "The easiest thing for me would be to go abroad at the moment and to go alone," Leuzzi says.

The situation for early-career Italian scientists has always been difficult. But recently, Leuzzi says, things have gotten dire. "There is no future" for young scientists in Italy, he says. "Either they just get rid of my generation and they start anew--but this would be a huge loss of expertise--or they invest a lot of money and make clear laws that stay the same for at least 10 years so that people can understand what is the right way to make a career."

Science magazine reports on Italy's academic hiring restrictions in its 3 October 2008 issue . (PDF, subscription required)


Elisabeth Pain is contributing editor for South and West Europe.
10.1126/science.caredit.a0800173
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Ultima modifica di marcella il Mar Dic 02, 2008 4:36 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar Dic 02, 2008 4:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Pisa, 07/12: Assemblea nazionale studenti medi

Pubblichiamo l'appello degli studenti medi all'assemblea nazionale
convocata per il 7 Dicembre a Pisa ed il documento redatto
all'assemblea romana del 15/11/08.

In seguito all'assemblea degli studenti medi, tenutasi il 15/11/2008
alla Sapienza di Roma (a cui hanno partecipato più di venti città
italiane), gli studenti delle scuole superiori presenti si sono
riconvocati in una seconda, e ben più grande, Assemblea Nazionale che
si terrà domenica 7 Dicembre a Pisa.

L'assemblea è stata convocata al fine di creare un momento realmente
rappresentativo del Movimento Studentesco delle scuole superiori, per
riprendere fiato in quanto la lotta è evidente che sarà di lunga
durata e per discutere tutti assieme le posizioni da assumere di
fronte alle questioni più importanti che si presentano al Movimento:

- mettere in comunicazione e coordinare le varie realtà sparse sul
territorio nazionale;
- mettere in comunicazione la nostra lotta con quella degli altri
settori sociali colpiti dalla crisi: lavoratori, pendolari, studenti
universitari, occupanti di case, migranti e chiunque altro che,
partendo dalla necessità di soddisfare i propri bisogni, si sta
autorganizzando per riprendersi ciò che gli spetta;
- durante domenica 7 partire con un confronto nazionale sul concetto
di autoriforma per poi lanciare in tutte le scuole tavoli di lavoro
propositivi sull'autoriforma;
- rilanciare in tutte le scuole i collettivi studenteschi e nuovi tipi
di gruppi di aggregazione politica aperti alla collaborazione con
forze esterne alle scuole superiori, rilanciando così anche
coordinamenti cittadini e regionali;
- rilanciare su scala nazionale la giornata di venerdì 12/12/2008
(sciopero generale da trasformare in sciopero generalizzato) di modo
da portare in tutta Italia un giorno di forte lotta e conflitto
sociale.

La convocazione dell'Assemblea Nazionale è lanciata dal Coordinamento
Cittadino di Pisa, ed è sottoscritta e appoggiata dai Coordinamenti
Cittadini di: Roma, Milano,Torino, Bologna, Bari, Padova, Viareggio,
Alessandria, Venezia e Livorno.


SVOLGIMENTO
Sabato 06/12:
Ore 13:00 Liceo Scientifico Filippo Buonarroti
Pomeriggio: sistemazione spazi per accogliere le delegazioni
Domenica 07/12:
Ore 10:00: inizio Assemblea Plenaria
Ore 13:00: pausa pranzo
Ore 14:00: rientro in assemblea
Ore 16:00: chiusura Assemblea Plenaria
Ore 17:00: apertura tavoli di lavoro:
- Tavolo "Interazione e Mobilitazione" (come prendere contatto con le
altre realtà in lotta e quali date indire di mobilitazione nazionale)
- Tavolo "Didattica" (passare dalla critica alla riforma alla proposta
attiva) S
era: chiusura tavoli di lavoro
Lunedi 08/12:
Ore 10:00: Seconda Assemblea Plenaria di resoconto dei tavoli e per
redigere un documento unitario nazionale.


COORDINAMENTO STUDENTI MEDI PISA
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marcella



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MessaggioInviato: Mar Dic 02, 2008 4:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Audizione di UNIFE alla Seconda Commissione Consiliare
12 dicembre 2008, ore 15.30 presso il Municipio di Ferrara








Presiede Irene Bregola

Temi di riflessione

1.Delibera Consiglio Comunale del 20 ottobre 2008 su Università e Manifestazioni.
2.Relazioni attuali e in programmazione fra Comune e Università di Ferrara.
3.L133/08, DL 180/08, Linee Guida MIUR per la riforma dell'Università: criticità evidenziate dall'Università di Ferrara, con specifico riguardo ai criteri economici (“università virtuose”) imposti per l'ottenimento dei “minori tagli”; politiche gestionali previste dalla Amministrazione UNIFE in termini di ripartizione delle risorse: piano entrata-uscita personale 2009-2010; modulazione del personale precario; nuove forme contrattuali previste per fasce di personale specifico; risorse impiegate per il diritto allo studio. Università Statale come forma da tutelare per rispondere a diritti e prospettive di cittadini informati dai principi costituzionali italiani.
4.Manifestazioni a Ferrara: le anime della comunità universitaria e le richieste agli Organi Collegiali UNIFE.
5.La riforma dell'Università vista da interlocutori formali e informali: la rappresentanza di fronte a MIUR di CRUI, Associazioni, Coordinamenti e Comitati locali/nazionali, OOSS.
6.Risorse economiche fruite da UNIFE e sviluppo territoriale: responsabilità sociale e trasparenza amministrativa.


Relatori invitati


Massimo Maisto, Assessore alla Cultura Comune di Ferrara

Patrizio Bianchi, Rettore Università di Ferrara

Giulia Bertelli, studenti RUA

Marcella Ravaglia, Coordinamento Ricercatori Precari

Silvia Borelli, Comitato Ricercatori Universitari

Giuseppina Antolini, Consiglio del Personale Tecnico UNIFE

OOSS (da confermare)


L'audizione è pubblica e aperta a tutta la cittadinanza,

partecipate numerosi!

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MessaggioInviato: Mer Dic 03, 2008 5:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Niente più assistenza sanitaria gratuita per gli studenti fuori sede


Il 30 novembre 2008 è scaduta la convenzione tra “ARDSU Ferrara” e “Azienda ASL” di Ferrara per l’erogazione del servizio di assistenza sanitaria di base agli studenti universitari fuori sede.

Tale convenzione non è stata rinnovata dalla nuova azienda regionale per il diritto agli studi superiori “ER-GO”, pertanto a partire dal primo di dicembre del corrente anno gli studenti fuori sede devono pagare le prestazioni medico-sanitarie di base ora da considerarsi, per i Medici di Medicina Generale (il c.d. Medico di Famiglia), prestazioni da attività libero professionale.

Questa ulteriore conseguenza dei tagli al diritto allo studio, non solo in futuro limiterà la mobilità studentesca, ma già oggi compromette il sacrosanto diritto alla salute ponendo a carico degli studenti il costo di una visita (di base) anche per un semplice mal di gola (!!).

Il Coordinamento Studenti Unife esprime forte perplessità e preoccupazione per la vicenda e rivendica l’immediato rinnovo della convenzione con l’ASL di Ferrara da parte di ER-GO, con la conseguente erogazione del servizio di assistenza sanitaria di base agli studenti universitari fuori sede.


COORDINAMENTO STUDENTI UNIFE


Contatti: Architettura - coordinamentoarchitettura@gmail.com;
Giurisprudenza – coordinamentostudentigiuri@gmail.com;
Lettere e Filosofia - coordinamentostudentilettfilo@gmail.com;
Mammuth - coordinamentomammuth@gmail.com;
Polo scientifico tecnologico - coordinamentopst@gmail.com;
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MessaggioInviato: Ven Dic 05, 2008 6:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ciao,
sono una studentessa dell'università di SIENA.
Io e i miei colleghi stavamo pensando di cominciare ad intrattenere rapporti con altreuniversità italiane per cercare di creare qualche cosa di ancora piùgrande ed efficace in merito alla questione universitaria.

Non so se hai avuto modo di venire a conoscenzadella nostra particolare situazione, se così non fosse provvedo subitoa darti alcuni chiarimenti in merito.
L'università di Siena è stataa lungo uno dei centri di cultura più importanti d'Italia, che ha vistola nascita e lo sviluppo di alcuni dipartimenti che sono diventati benpresto punti di forza e di eccellenza dell'ateneo, tra cui quello diarcheologia del quale io stessa faccio parte.
Tutto questo bel mondo di ricerca e innovazione verrà presto spazzato via!!!
Asettembre, infatti, siamo venuti a conoscenza della disastrosasituazione finanziaria del nostro ateneo: più di 250 MILIONI DI EURO dibuco, ed è da settembre che noi studenti ci battiamo insieme con iprecari dell'università per bloccare il vergognoso piano di"risanamento" che il nostro rettore ci sta imponendo e che prevede trale altre cose:

* la chiusura di molti corsi di laurea che passeranno da 116 a 88
* ilblocco del turn-over, visto che verrà chiesto il prepensionamento deidocenti a 65 anni, previo incentivo economico..., senza però che sipensi a nuove assunzioni
* la rimozione dei fondi interni destinati alla ricerca

* il blocco di tutti i concorsi e la non assunzione di coloro che hanno già vinto un concorso
* l'accorpamento del tutto irrazionale di dipartimenti totalmente diversi tra loro
* l'autofinanziamento della ricerca...

Questopiano di "risanamento" che coinvolge esclusivamente i soggetti piùdeboli dell'università; tra cui docenti precari, borsisti, assegnistidi ricerca, personale tecnico-amministrativo...,è per tutti noi chiaravolontà di adesione a quell'idea di università intesa dal governo cheporterà molto presto alla PRIVATIZZAZIONE delgli atenei, creando cosìcentri culturali di serie A e di serie B e che vedrà proprionell'università di SIENA IL PRIMO ESEMPIO PRATICO di messa in atto diquesta riforma data la nostra situazione disperata che ben si presta,in quest'ottica, ad una risoluzione privatistica palesata in ogniazione del rettore.

Noi studenti abbiamo fatto nostra la lottadei precari visto che i tagli sconsiderati che verranno prestoapportati causeranno inevitabilmente il degrado della nostrauniversità.
Capiamo perfettamente che questa crisi debba essere risolta nel minor tempo possibile ma crediamo che non sia questo il modo.
Piùvolte abbiamo tentato di fare ascoltare la nostra voce al rettore,proponendo anche risposte concrete alla crisi, che però ha semprechiuso le orecchie e fin dal principio ha "blindato" ogni canale didialogo con noi.
Ecco alcuni esempi dell'operato del rettore:

* incontroSEGRETO a Roma con Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza delconsiglio, per l'approvazione del piano di risanamento
* nominaPERSONALE del direttore amministrativo, di chiara espressione delgoverno, senza tenere conto dell'iter necessario che prevede il parereconsuntivo ma OBBLIGATORIO dei membri del cda

* MILITARIZZAZIONEPREVENTIVA del rettorato,con agenti in tenuta antisommossa, perimpedire l'accesso ai manifestanti durante la nomina del direttoreamministrativo
Questa persona, che noi abbiamo sfiduciato edella quale abbiamo chiesto le dimissioni, senza essere minimamenteascoltati da nessuno, ormai risponde esclusivamente ad un progettopolitico suggerito dal governo senza preoccuparsi minimamente dei SUOIstudenti, dei SUOI insegnanti, dei SUOI ricercatori, del SUO personaletecnico consegnando così la nostra bella università nelle mani disciacalli che non concepiscono l'istruzione come un diritto pubblico macome una mera fonte di guadagno e che provvederanno ben presto asvalorizzare tutta l'università italiana.

A questo proposito cistiamo mobilitando per l'8 DICEMBRE, visto che sarà da noi proprioGIANNI LETTA per ricevere un premio giornalistico.
inquell'occasione vogliamo far sentire la nostra voce ancora una volta,urlare che NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO e far capire che non esistepersona al mondo che possa comprarci!!!
Colgo l'occasione per chiedere proprio a te Aurora, come portavoce della tua università, di aiutarci in questo progetto.
Ormaisiamo rimasti soli, nessuno si preoccupa di aiutarci, per primi idocenti strutturati e gli ordinari, che ci esprimono solidarietà ma chenon fanno niente di pratico per staccarsi dalla loro poltrona bella,calda e sicura per lottare al fianco dei propri collaboratori.
Soche il preavviso che vi stiamo dando è minimo ma se qualcuno di voiriuscisse ad essere al nostro fianco lunedì sarebbe una cosafantastica. se però questo non fosse in alcun modo possibile vichiediamo almeno di esprimere il vostro sostegno mediante un COMUNICATOche potremmo leggere a tutti i partecipanti alla manifestazione e checi farebbe sentire meno soli.

Speriamo con tutto il cuore che vorrete aiutarci, anche perchè sarebbe un bellissimo esempio pratico di UNITA' STUDENTESCA.
Attendiamo con ansia vostre notizie e speriamo che siano belle...

A presto

Ps. Se volete saperne di più su quello che abbiamo fatto e stiamo continuando a fare, potete trovare informazioni a questo link:
www.studentisiena.it/no133
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MessaggioInviato: Mer Dic 10, 2008 1:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

da "Azione Nonviolenta", n. 12/2008
Scuola razzista e militarista
con un maestro unico e solo
di Pasquale Pugliese
La scuola, come luogo pubblico di creazione di sapere e di socialità, è diventata il primo bersaglio del
governo Berlusconi, il quale ha preso una serie di decisioni che svelano qual è il modello educativo che
questo governo vuole imporre, chiamandolo "riforma": quello dell'insegnante isolato, in una scuola
razzista e militarista.
V ediamo di metterle in ordine.
Al rientro delle vacanze, con una decreto di "straordinaria necessità ed urgenza" - oltre al ritorno della
valutazione numerica (che sarebbe meglio definire classificazione) per il comportamento e il rendimento
dei ragazzi - "nell'ambito degli obiettivi di contenimento" previsti dalla legge finanziaria, si impone il
"maestro unico" alla scuola primaria. Ossia per tagliare le spese pubbliche si parte dalle scuole
elementari, cioè dal diritto allo studio dei bambini: otto miliardi e novantamila insegnanti in meno, che
corrispondono al taglio del 20% del bilancio totale della scuola statale.
Mentre si risparmiano appena ottocento milioni sulle spese militari, che corrispondono al taglio del 4%
(su una spesa già aumentata del 22% negli ultimi due anni del governo Prodi). Ciò significa che nelle
classi di prima elementare i bambini, dal prossimo anno scolastico, non avranno più tre maestri [che
seguono contemporaneamente due classi] ma un insegnante che deve sostenerli nella crescita,
accompagnarli nelle relazioni e insegnare loro tutte le discipline (dal computer, all'inglese, alla
ginnastica), in classi sempre più numerose e complicate per differenze, provenienze e conflitti culturali,
in totale solitudine e senza potersi confrontare con nessuno. Mai.
In verità, il parlamento (approvando una mozione della Lega Nord) almeno una complicazione dalle
classi ha pensato di eliminarla, avviando un regime di separazione scolastica: i bambini stranieri neo-
arrivati in Italia subiranno una "discriminazione transitoria positiva" inseriti in classi differenziate,
finché non avranno imparato la lingua italiana. Cosa che sarà accertata con un "test" specifico. E poiché,
come sanno coloro che si occupano di apprendimento delle lingue, l'italiano come "L2" (chiamato
tecnicamente così perché per gli immigrati non si tratta di apprendere una lingua straniera, ma quella
che diventerà la "lingua seconda" dopo la "lingua madre") si apprende principalmente attraverso la
comunicazione tra i bambini e in seconda battuta attraverso lo studio, la discriminazione non sarà né
transitoria né, tanto meno, positiva.
Rimarrà solo una feroce discriminazione che segnerà per sempre la storia di vita dei bambini di origine
straniera che varcheranno i cancelli delle "nostre scuole", ma dovranno indirizzarsi verso le "loro
classi". In quelle classi, oltre alla lingua, bisognerà insegnare "il rispetto delle tradizioni nazionali e
regionali del paese accogliente e il rispetto per la diversità morale (?!) e cultura religiosa del paese
accogliente", mentre per i bambini italiani non solo non è previsto alcun insegnamento del rispetto per le
tradizioni culturali, religiose e morali degli altri paesi, ma è impedito loro anche l'arricchimento dato
dalla relazione umana con i bambini provenienti dal resto del mondo.
Insomma, mentre negli USA l'afroamericano Barak Obama diventa presidente, realizzando a 40 anni di
distanza il sogno di Martin Luther King, in Italia si mette un tassello verso la costruzione di un regime
di apartheid scolastica.
Regime nel quale dovrà essere ben chiaro qual è il modello di riferimento educativo: quello della
retorica militarista. Infatti, in preparazione del 4 novembre, "Festa delle forze armate" nonché della
"vittoria" nella 1^ Guerra Mondiale (quella che papa Benedetto XV definì "inutile strage" e preparò la
strada al fascismo), centinaia di ufficiali sono stati inviati ad incontrare gli studenti all'interno delle
scuole, durante il mese di ottobre, "al fine di illustrare il significato delle celebrazioni", come recita un
dispaccio alle scuole del Ministero dell'Istruzione, "d'intesa con il Comando Militare dell'Esercito". Non
sono stati inviati i docenti di storia, ma gli ufficiali dell'esercito, con il doppio mandato di fare
propaganda a se stessi e alla guerra, come "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Ribaltando così, in un colpo solo, la verità storica e la Costituzione della Repubblica Italiana.
Per fortuna gli studenti, gli insegnanti ed i genitori hanno avviato una bella mobilitazione come da
tempo non si vedeva. Che, come quella di Martin Luther King, dovrà diventare un movimento
nonviolento di lunga durata, altrimenti le scelte scellerate di questo governo avranno conseguenze
durature.
Azione Nonviolenta
per leggere gli articoli dei numeri precedenti
per richiedere una copia omaggio
per scoprire come abbonarsi alla rivista
per valutare gli abbonamenti congiunti
www.nonviolenti.org
e.buccolieroATcomune.fe.it; d.lugliATalice.it
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MessaggioInviato: Mar Dic 16, 2008 2:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

LE MONDE, Francia
www.lemonde.fr

Atene, ricominciano gli scontri.

Ad Atene, dopo un fine settimana di relativa calma, sono
ricominciati gli scontri. Ieri la polizia ha cercato di
disperdere con i lacrimogeni alcuni gruppi di giovani
manifestanti armati di molotov e fionde nel centro della
capitale greca. Inoltre le associazioni studentesche e i
sindacati hanno annunciato nuove mobilitazioni per giovedi
18 e venerdi 19. Un sondaggio ha mostrato che il 68 per
cento della popolazione è scontenta del governo e che il 60
per cento ritiene quella di questi giorni una vera e propria
protesta popolare e non dei disordini dovuti a minoranze
violente.

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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 7:34 pm    Oggetto: Rispondi citando

Piero Calamandrei “Per la scuola” Sellerio Editore (144 pagine 10.00 Euro)

Introduzione di Tullio De Mauro - Nota storico-bibliografica di Silvia Calamandrei

“In difesa dell’onestà e della libertà della scuola”

“Difendiamo la scuola democratica”

“Contro il privilegio dell’struzione”

«Non si ha vera democrazia là dove l'accesso all'istruzione non è garantito in misura pari a tutti» (Piero Calamandrei).

Alcuni fra i più appassionati e lucidi interventi sulla Scuola scritti con l’eleganza letteraria e la sapienza di uno dei padri più nobili della Costituzione. Una riflessione di grande attualità per rileggere la storia d’Italia.

Piero Calamandrei individuava nella mobilità sociale il principale compito della scuola. L’opportunità aperta a tutti, indipendentemente dalla nascita, di entrare a far parte della classe dirigente, come garanzia di una giustizia sociale, ma anche come necessità di un rinnovamento più efficace dei gruppi dirigenti. Per questo, per lui, la scuola era «un organo costituzionale» della democrazia e considerava come la più iniqua e dannosa delle disuguaglianze il privilegio nell’istruzione. Privilegio rafforzato, quando la scuola pubblica è resa povera e indebolita al confronto di una privata ricca e protetta. Ancor peggio quando questa, col finanziamento statale all’istruzione privata, diventa scorciatoia verso una scuola di partito, o di setta, o di chiesa. Sono argomentazioni di una stupefacente attualità, oggi resa ancor più bruciante per il fatto che il sistema dell’istruzione in Italia sembra periodicamente riavvolgersi intorno agli stessi problemi irrisolti. E il non averli mai definitivamente risolti fa, di questi appassionati e lucidi interventi sulla Scuola lontani mezzo secolo, scritti con l’eleganza letteraria e la sapienza di uno dei padri più nobili della Costituzione, anche una specie di lente per rileggere la storia d’Italia. Un memorandum. «L’analisi di Calamandrei – scrive Tullio De Mauro nell’Introduzione – si impone oggi come ieri. Passa attraverso la capacità di promuovere una istruzione che rialzi in tutta la società i livelli di cultura, la possibilità di realizzare una compiuta democrazia che dia a tutte e tutti una effettiva pari dignità».

Piero Calamandrei (Firenze 1889-1956) giurista insigne e uomo politico antifascista e dell’Italia repubblicana, fu anche poeta, pittore e scrittore. Fondò il primo foglio clandestino antifascista «Non mollare!» e nel dopoguerra la rivista politico-letteraria «Il Ponte». Tra i fondatori del Partito d’Azione, pronunciò alcuni dei più memorabili interventi parlamentari nel corso del dibattito per la Costituzione.
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MessaggioInviato: Lun Gen 12, 2009 9:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

lunedì, 12 gennaio 2009
Siamo tutti coinvolti: Istruzione Pubblica, bene comune.

Italia, Grecia, Spagna, Francia, Germania, Irlanda, Regno Unito. Istruzione Pubblica, bene comune.


I disordini fra studenti e forze di polizia, all'ordine del giorno in Grecia ormai dallo scorso 6 dicembre, impediscono di continuare a trattare il problema della riforma dell'istruzione pubblica limitatamente al territorio nazionale.


leggi il resto:
http://www.splinder.com/myblog/post/477102/19561418/yes
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MessaggioInviato: Mer Feb 04, 2009 4:22 pm    Oggetto: Rispondi citando



il coordinamento istruzione pubblica (CIP) di Ferrara organizza un incontro
pubblico, che si terrà il

26 febbraio 2009
presso il dip. di scienze Giuridiche, ore 16
per la presentazione del libro "Manifesto per l'Università pubblica"

con la partecipazione degli autori,
di numerosi docenti UNIFE,
dei coordinamenti universitari che appartengono al CIP,
nonchè di tutte le rappresentanze studentesche interessate a far sentire la
loro voce.

qui trovate il materiale da diffondere e distribuire, l'incontro è
aperto alla cittadinanza tutta.
http://files.meetup.com/210108/flyerManifestoUniPub.png
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MessaggioInviato: Lun Feb 09, 2009 6:25 pm    Oggetto: FR: mobitazione per gli insegnanti-ricercatori e studenti Rispondi citando

http://www.carta.org/campagne/beni+comuni/16449

Giornata di mobitazione per gli insegnanti-ricercatori e gli studenti
Sarah Di Nella
[5 Febbraio 2009]

Dal 2 febbraio gli insegnanti-ricercatori sono in sciopero contro la riforma del loro statuto. Oggi cortei e assemblee generali in oltre venti città. Manifestazione nazionale il 10 febbraio. Ma il governo non cede.

Il movimento di protesta iniziato lunedì 2 febbraio nelle università francesi sta crescendo. In risposta all’appello del Coordinamento nazionale delle università che convoca per oggi una giornata di azione, sono previsti cortei e assemblee generali in più di venti città francesi. Una manifestazione nazionale degli insegnanti-ricercatori è invece prevista per martedì 10 febbraio. L’Unef, la prima organizzazione studentesca, invita anche gli studenti a scioperare per chiedere «un cambiamento di rotta in materia di politica universitaria». Anche i sindacati «condividono le rivendicazioni espresse dal coordinamento delle università e si associano allo sciopero totale, a oltranza e riconducibile».
La ministra dell’università e della ricerca non sembra pero’ intenzionata a fare marcia indietro.
Le rivendicazioni degli insegnanti-ricercatori sono semplici. Chiedono il ritiro della riforma del loro statuto, che dà più poteri ai presidenti di università in particolare nella gestione delle carriere e nella ripartizione delle ore di lavoro tra insegnamento, ricerca e compiti amministrativi. Gli insegnanti-ricercatori temono di vedere diminuire notevolmente il loro lavoro di ricerca.

Altro nodo del conflitto, la riforma della formazione degli insegnanti delle elementari e delle medie, che prevede che i futuri insegnanti siano detentori di una laurea specialistica e non di una laurea breve come era invece finora.
Gli insegnanti-ricercatori denunciano anche il taglio di novemila posti e lo smantellamento del Cnrs.
Circa la metà delle lezioni sono sospese, secondo il principale sindacato universitario, lo Snesup, e lo sciopero coinvolge anche università note per la loro appartenenza a destra, come l’università Lione III o l’Istituto di studi politici di Aix, in sciopero per la prima volta dalla sua creazione nel 1956.
Assemblee generali sono in corso in tutta la Francia per decidere delle forme della contestazione. Da notare alcune pratiche inedite come la «retenzione dei voti». Gli insegnanti-ricercatori non comunicano alle segreterie di facoltà i voti conseguiti dagli studenti agli esami. Lo sciopero ovviamente, ma anche il lancio di scarpe. Ieri centinaia di ricercatori e di universitari hanno lanciato scarpe nei giardini del ministero di Pécresse.

Questa mattina la ministra, in visita all’università di Strasburgo, è stata accolta da circa duemila manifestanti e ha trovato un’università in sciopero. Niente da fare pero’, Pécresse ha affermato il 3 febbraio che «il ritiro sarebbe una marcia indietro notevole per tutti gli insegnanti-ricercatori». Perfino nel partito di maggioranza pero’, alcuni esponenti mettono in guardia sul rischio di clientelismo e sull’eccesso di potere messo in mano ai presidenti di università. Per la segretaria del Partito socialista Martine Aubry, serve una «moratoria» delle riforme e dei tagli nelle università e della ricerca, mentre il Partito comunista chiede «l’abbandono senza ritorno delle riforme».
Visto l’atteggiamento della ministra e il consenso attorno al movimento degli insegnanti-ricercatori, la partecipazione alla manifestazione del 10 si preannuncia consistente. In un appello comune, otto organizzazioni di gioventù chiamano a manifestare per l’impiego e contro la precarietà. «I giovani – si legge nell’appello – sono oggi i grandi dimenticati del piano di rilancio», per questo l’appello chiede al governo di bloccare i tagli di posti, oltre a un aiuto alla ricerca del primo impiego. Il 20 per cento dei giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni sono disoccupati. «Invece di fare il meteo delle catastrofe a venire per i giovani – concludono le otto organizzazioni – il governo dovrebbe tirare fuori l’ombrello, proprio come ha saputo farlo per il sistema bancario».
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MessaggioInviato: Gio Feb 26, 2009 12:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

PROGRAMMA DELLA DUE GIORNI DI ASSEMBLEA DI ATENEINRIVOLTA

Ciao a tutti e tutte,
questa è l'ipotesi di programma della due giorni – 28 febbraio e 1 marzo – che noi studenti e studentesse del Coordinamento dei Collettivi della Sapienza proponiamo per l'assemblea nazionale. Come già vi abbiamo detto nelle mail inviate precedentemente, vi invitiamo ad un momento di confronto delle lotte, delle analisi e delle proposte, per far si che il movimento possa tornare a essere protagonista nelle nostre università al più presto.
Non pensiamo di esaurire il dibattito in questa assemblea ma riteniamo importante avviare un largo confronto fra le tante realtà universitarie che ogni giorno si battono contro il sistema del 3+2, per un libero accesso agli studi, per un nuovo diritto allo studio e contro ogni forma di precarietà.

Vi invitiamo a comunicare il prima possibile l’eventuale vostra presenza. Sono previsti rimborsi per i partecipanti all’assemblea.
Contatti mail: ateneinrivolta@libero.it, ateneinrivolta@gmail.com

http://www.ateneinrivolta.org/content/programma-della-due-giorni-di-assemblea-di-ateneinrivolta
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MessaggioInviato: Mar Mar 17, 2009 1:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

18 Marzo 2009: Giornata della Partecipazione
FERRARA
Perché siamo ancora tutti coinvolti…
(Sciopero Generale dei settori della conoscenza flc-CGIL)

- Ore 11:00 Sit-in davanti alla Prefettura in Corso Ercole I d’Este

Esposizione dei risultati ufficiali della preferenza delle famiglie italiane per le 30 ore scolastiche. Valutazione sulle iniziative future da attuare.
Intervento sul mondo universitario in relazione agli altri settori della conoscenza
Richiesta pubblica della presa di responsabilità del Ministro nei confronti dell’evidente fallimento della riforma del maestro unico

- Ore 17:30 – 20:00 presso la Sala del Borgonuovo in Via Cairoli
assemblea di INFORMAZIONE e confronto tra insegnanti e genitori

Momento di confronto e informazione tra genitori e insegnanti sulla situazione delle scuole elementari- medie e superiori. Quale futuro per la Scuola?
Largo spazio alle domande dei genitori

- Ore 20:00 – 24:00 piazza Trento Trieste:
momento conclusivo di riflessione sui paradossi dell’Università


Diritto allo studio e politica universitaria, due variabili inversamente proporzionaliConsiderazioni sulla situazione attuale e interventi liberi.
Musica dal vivo

Perché siamo ancora tutti coinvolti,perché colpire l’istruzione è colpire il futuro del nostro Paese,perché limitare la scelta delle persone è una violenzaperché nascondersi dietro la crisi economica è da irresponsabili

Le politiche del Governo Berlusconi nascondono un attacco profondo ai diritti costituzionali e ai diritti del lavoro, minano il mondo dell’istruzione e lentamente avvelenano la Nostra Università.

Ancora una volta è necessario mobilitarsi tutti perché un governo NON PUO’ proibire al sindacato di tutelare i diritti dei lavoratori, NON PUO’ limitare il diritto di sciopero anziché risolvere le cause che lo provocano, NON PUO’ investire sull’ignoranza!

Pertanto invitiamo tutti alla PARTECIPAZIONE del 18 Marzo alla mobilitazione di Ferrara e del 4 aprile alla manifestazione di Roma:

Chiediamo al Governo, ed in particolare al Ministro della PUBBLICA istruzione, di spiegare a noi e a tutte le famiglie Italiane cosa succederà all’orario scolastico del prossimo anno dal momento che la grandissima maggioranza dei genitori ha preferito le 30 ore scolastiche alle altre proposte e alla luce dell’evidente mancanza di fondi. Chiediamo fino a che punto i nostri Atenei dovranno comprimere i servizi offerti e, soprattutto, fino a che punto si ritenga di scarsa importanza la formazione dei giovani.

Proponiamo un modo diverso per uscire dalla crisi:
un modo intelligente.

Chiediamo:

* immediato ripristino delle risorse tagliate con la legge 133/08
* ripensamento di un progetto vero e proprio che riformi ed integri le politiche di tutti i settori della conoscenza, considerando i diversi comparti coinvolti come interlocutori diretti
* conferma della centralità del contratto nazionale e la tutela al diritto alla contrattazione, a partire dal rinnovo del CCNL AFAM fermo da oltre 36 mesi
* definizione di regole democratiche sulla rappresentanza prevedendo il voto dei lavoratori su tutti gli accordi
* ritiro dei provvedimenti Brunetta sulla malattia
* apertura di un tavolo di confronto interministeriale sul tema del precariato
* garanzie di una maggiore qualità dell’offerta formativa nella scuola dell’obbligo
* difesa del diritto di sciopero (ritiro del disegno di legge Sacconi)

Chiediamo di investire sulla conoscenza anziché soffocarla

Coordinamento Istruzione Pubblica
(ricercatori, insegnanti, prsonale tecnico amministrativo, flc, rua, onda ferrara - csu)
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