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Autunno caldo per l'Università
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Autore Messaggio
marcella



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MessaggioInviato: Mar Ott 14, 2008 7:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

Università di Ferrara. Università Statale. Università Pubblica. Ma per quanto tempo ancora? Costituzione italiana, Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.


Vogliamo condividere con la cittadinanza i contenuti della Manovra Finanziaria, illustrarne le conseguenze per il nostro Ateneo e gli effetti sul territorio ferrarese. La situazione è grave, perché un Paese che rinuncia ad Alta Formazione e Ricerca condannando a morte l’Università, è un Paese che condanna a morte se stesso.


AIUTATECI A SALVARE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA
PARTECIPATE ALLA
MANIFESTAZIONE 20 OTTOBRE 2008
IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’A.A.
PRESSO IL RETTORATO, Via Savonarola 9
ORE 10 partenza corteo dalla Basilica di S. Francesco


La richiesta da parte del mondo universitario di modificare i contenuti del Decreto Legge 112/08 è stata ignorata dal Governo che ha convertito in legge il provvedimento (Legge 133/08) costringendo col voto di fiducia l’approvazione del Parlamento.


La manovra finanziaria prevede per le Università pubbliche:

La possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Ciò determinerà: i) l’ulteriore e incontrollato aumento delle tasse universitarie e conseguente fine del diritto allo studio; ii) la creazione di atenei di serie A capaci di procurarsi fondi privati, e atenei di serie B dove (come nel nostro territorio) il tessuto economico non può garantire finanziamenti adeguati alla ricerca; iii) la fine dell’autonomia della didattica e della ricerca, ricchezze collettive in futuro condizionate dalle scelte di pochi finanziatori privati seduti ad un Consiglio di Amministrazione.

La limitazione (ovvero il sostanziale blocco) delle assunzioni. Ciò determinerà: i) l’impossibilità per gli oltre 400 precari del nostro ateneo di avere l’opportunità di entrarvi stabilmente, con la conseguente dispersione di professionalità e competenze maturate grazie ad una costosissima preparazione a carico della collettività; ii) l’ulteriore riduzione ed invecchiamento del corpo docente, che si rifletteranno negativamente sulla qualità del servizio didattico e della ricerca; iii) il peggioramento delle condizioni lavorative del personale tecnico-amministrativo e il deterioramento dei servizi rivolti agli studenti.

Il taglio di quasi 1.500 milioni di euro in 5 anni dei finanziamenti pubblici all’università, che costringerà molti atenei ad aumentare le tasse universitarie e a ridurre l’offerta formativa.

Riconosciamo che il mantenimento di queste misure aggraverà ulteriormente il già difficile stato dell'Università' italiana e pertanto

INVITIAMO
i docenti, il personale tecnico-amministrativo, i ricercatori, i precari e gli studenti dell’Università di Ferrara, nonché tutti i cittadini a dimostrare con i fatti il profondo dissenso nei confronti di questo provvedimento partecipando alla manifestazione del 20 ottobre per SALVARE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA

CI IMPEGNAMO
a continuare l’opera di informazione e sensibilizzazione perché non vogliamo assistere passivamente a questo progetto, né renderci corresponsabili dello smantellamento dell’Università pubblica italiana.

Comitato Ricercatori Universitari - Coordinamento Ricercatori Precari - studenti RUA
Consiglio Personale Tecnico Amministrativo, FLC-CGIL, CISL, UIL, CISAPUNI

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MessaggioInviato: Mer Ott 15, 2008 2:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

le iniziative previste per i prossimi giorni a FERRARA

organizzate da
Studenti RUA
Comitato Ricercatori Universitari e Coordinamento Ricercatori Precari
Consiglio del Personale Tecnico Amministrativo UNIFE
FLC-CGIL, CISL, UIL, CISAPUNI





Giovedì 16 ottobre: ore 10:30 - 12:30 Conferenza stampa presso il Dipartimento di Biologia Evolutiva.

Venerdì 17 e Sabato 18 ottobre : ore 9-13 Raccolta firme "SALVIAMO L'UNIVERSITà PUBBLICA" in Piazza Trento Trieste
(le firme verranno consegnate al Rettore il giorno della manifestazione, 20 ottobre 2008)

Lunedì 20 ottobre

  • ore 10 partenza corteo dalla Basilica di S. Francesco
  • si prosegue con un sit-in presso il Rettorato (via Savonarola 9) durante l'inaugurazione dell'anno accademico
  • dalle 18.30 fiaccolata a favore dell'ISTRUZIONE PUBBLICA insieme al mondo della Scuola, da p.zza Savonarola a p.zza Trento Trieste


PARTECIPATE!
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MessaggioInviato: Gio Ott 16, 2008 7:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

vi segnalo questo appello scritto da un gruppo di precari universitari
fiorentini http://dica133.wordpress.com/chi-siamo/
mi sembra importante perche' mette in agenda molto chiaramente non solo
la questione delle risorse ma anche quella della qualità dell'università
pubblica, da rilanciare.

http://www.petitiononline.com/dica133/

oggi scienze politiche a Firenze e' stata occupata dopo una grande assemblea di
studenti, che hanno ben chiaro chi l'università l'ha vampirizzata e chi
invece ci lavora seriamente.


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MessaggioInviato: Mer Ott 22, 2008 4:28 pm    Oggetto: Rispondi citando

Manifestazione 20 ottobre 2008 a Ferarra

Nel ringraziare per la collaborazione che ha portato alla riuscita della manifestazione in Rettorato (in tanti abbiamo ceduto al tentativo di contare i partecipanti, alcuni parlavano di un migliaio di manifestanti) con una massiccia e viva partecipazione di studenti,

vi elenco alcune notizie salienti:

-abbiamo consegnato al Rettore, in chiusura di mattinata e non senza difficoltà, un comunicato unitario e le firme (circa 2000) della petizione con i quali chiediamo una pronuncia ufficiale del senato accademico contro la L133 e contro la trasformazione di UNIFE da università pubblica in fondazione di diritto privato.

-il consiglio comunale di Ferrara ha approvato, proprio il 20 ottobre, un documento che riconosce la necessità di abrogare i provvedimenti governativi in tema di università, inoltre sostiene le iniziative di mobilitazioni degli atenei ferrarese e italiani in generale, infine impegna la giunta comunale a mantenere gli impegni del Comune nei confronti di Unife;

-il 13 novembre p.v. la commissione cultura del Comune di Ferrara ascolterà i proponenti della manifestazione, ovvero coloro che fossero interessati a dar voce a quella parte della comunità univesitaria che non accetta l'agire del Governo, per meglio valutare l'attuale situazione unife. Non sappiamo ancora i dettagli, ma è probabile saremo a confronto con il
Rettore. Se ieri in rettorato non abbiamo ottenuto di intervenire e spiegare
le ragioni e richieste dei manifestanti, forse capiterà in altra sede pubblica.

Infine, la fiaccolata in favore dell'Istruzione Pubblica ha portato in piazza più gente di quella che si raduna negli street bar di un mercoledì primaverile dopo un freddo inverno ...mi sembra un ottimo risultatato davvero. Anche se la stampa locale fatica a seguire i ragionamenti dei manifestanti. Ma faremo in modo di aiutarli a comprendere.
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MessaggioInviato: Mer Ott 22, 2008 4:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Comunicato

Ricostruiamo l’Università dalle Fondamenta, non dalle Fondazioni.
Costituzione italiana, Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Il Comitato Ricercatori Universitari, il Coordinamento Ricercatori Precari, gli studenti RUA, il Consiglio Personale Tecnico Amministrativo dell’Università di Ferrara, insieme a FLC-CGIL, CISL, UIL sono seriamente preoccupati per il futuro della Nostra Università Pubblica. La recente manovra finanziaria (Legge 133/2008), approvata nell’agosto 2008 con l’apposizione del voto di fiducia e senza alcuna discussione ha previsto:


- la drastica limitazione del turnover del personale docente e tecnico amministrativo per gli anni 2009-2011;
- i tagli consistenti al Fondo di Finanziamento Ordinario dell'Università, pari a circa 1,5 miliardi di euro in cinque anni;
- l'eventualità della trasformazione delle Università pubbliche in Fondazioni di diritto privato;

Rileviamo che la legge determinerà una profonda alterazione dei connotati pubblici del sistema universitario italiano e un drastico deterioramento delle attività didattiche, di ricerca e dei servizi amministrativi, la perdita di posti di lavoro e risorse collettive con l’estromissione dei ricercatori più giovani, in conseguenza della diminuzione delle risorse disponibili e dell'indiscriminata e pesante limitazione del turnover e pertanto

Invitiamo a partecipare alla manifestazione del 20 ottobre 2008, coordinata da associazioni studentesche, docenti, personale tecnico amministrativo e OOSS, con il sit-in presso il Rettorato e fiaccolata serale per le vie del centro, volto a mobilitare l'intera comunità universitaria e ad informarla sui recenti provvedimenti governativi;

Chiediamo a tutti gli studenti, alle loro famiglie e al personale dell'Università di Ferrara di sostenere le iniziative del personale universitario a difesa dell’Università Pubblica e in opposizione ai provvedimenti contenuti nella legge 133/2008.

Chiediamo ai docenti di dedicare la prossima lezione di ogni corso alla discussione della legge 133/2008;

Sosteniamo pienamente la mobilitazione in corso nelle altre università in Italia;

Invitiamo il personale universitario ad aderire agli scioperi nazionali proclamati dalle organizzazioni sindacali e di categoria e a partecipare alla manifestazione nazionale per l'Università prevista per il 14 novembre a Roma;

Chiediamo la convocazione di tutti i Consigli di Facoltà, in contemporanea e aperti a tutta la comunità universitaria, con un solo punto all'ordine del giorno: discussione sulla Legge 133/2008;

Chiediamo al Rettore e al Senato Accademico di assumere iniziative concrete contro i provvedimenti del Governo e di promuovere una delibera del Senato Accademico contraria alla trasformazione in Fondazione dell’Ateneo di Ferrara.

Ferrara, 20 ottobre 2008

Comitato Ricercatori Universitari - Coordinamento Ricercatori Precari – RUA
Consiglio Personale Tecnico Amministrativo, FLC-CGIL, CISL, UIL.
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Ultima modifica di marcella il Mer Ott 22, 2008 4:41 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mer Ott 22, 2008 4:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

strana, la stampa...

da LaNuovaFerrara 20 ottobre 2008, di Marcello Pradarelli
L'università di Ferrara: orgogliosamente pubblica

Movimentata apertura del nuovo anno accademico dell'Università di Ferrara nel segno dei precari che prima hanno contestato poi applaudito il magnifico rettore Patrizio Bianchi, per poi andarsene.Il rettore ha sottolineato che l'ateneo di Ferrara è pubblico, orgogliosamente pubblico e che è contro l'idea di università e di Paese che si vuole imporre. Da Patrizio Bianchi un forte no alla trasformazione in fondazione dell'università di Ferrara. In serata una fiaccolata dei sindacati contro la riforma Gelmini.

Se il solito marziano fosse capitato all'inaugurazione dell'anno accademico sarebbe rimasto non poco frastornato. Forse dipende dal fatto che se la politica italiana è difficilmente incasellabile, l'università costituisce la quintessenza di questo rebus.
Alle 11.20 la scena è questa. Il rettore Patrizio Bianchi va al microfono e ripete una sua frase celebre pronunciata il 5 novembre 2004: «Siamo per l'università pubblica, ma orgogliosamente pubblica...». Non riesce a continuare. Gli oltre duecento ricercatori precari, assegnisti, dottorandi che fino a un attimo prima se la raccontavano nel verde cortile di Palazzo Renata di Francia, stanno salendo le scale al ritmo di uni-ver-sità pub-blica, uni-ver-sità pub-blica. Bianchi li fa accomodare nell'aula magna. Li sistema pure: «Ragazzi, anche da questa parte». Il coro uni-ver-sità pub-blica si placa e Bianchi riprende il filo: «Bene..» ma la contestazione lo blocca: Bene niente, non c'è niente da festeggiare. Applausi, cori, dileggi silenzio. Bianchi ricomincia da capo: «Siamo stati i primi in Italia a parlare di università pubblica, ma orgogliosamente pubblica, non è da oggi che lo diciamo e quotidianamente abbiamo praticato questa scelta. La situazione di oggi - dice alludendo ai provvedimenti del governo - ci vede contrari perchè va contro la nostra idea di università e di Paese». L'effetto è micidiale. Applaudono anche quelli che prima contestavano. La cosa si ripete un minuto dopo. Poi qualcuno intona fuo-ri, fuo-ri e precari, dottorandi, ricercatori lasciano l'aula magna per ritornare nel cortile.
Tutti a difendere l'università pubblica, a sacramentare contro la legge 133 di Gelmini e Tremonti, ma ognuno a modo suo. Decisi e divisi: duecento in piedi nel prato verde, altrettanti seduti al piano nobile. E il marziano s'interroga.
Bianchi ci rimane male e continua come se i ragazzi fossero ancora lì: «Bisogna dire no, ma non basta dire no». E spiega che l'Università di Ferrara per far fronte ai quattrini che scarseggiano ha indicato la via, quella del coinvolgimento totale della città e del territorio, delle istituzioni, della camera di commercio e delle imprese. Il risultato è che l'ateneo, grazie al comitato dei sostenitori, oggi è meno dipendente di ieri dai fondi ministeriali per svolgere «in piena autonomia» la sua funzione pubblica nella didattica e nella ricerca. «La distinzione tra cda dell'università e senato accademico non è stata decisa per ridurre il potere dei professori, ma per fissare dei limiti prima che arrivi l'uomo della Provvidenza a imporceli».
Giù i ragazzi diffondono e leggono al megafono l'articolo di Guido Barbujani (docente di genetica) pubblicato dal Sole 24 Ore, che fa a pezzi la legge del centro destra. Al piano nobile il rettore cita lo stesso articolo. «Ha ragione Barbujaini, il blocco delle assunzioni per 5 anni significa che l'Italia resterà tagliata fuori dalla ricerca internazionale». Barbujani nell'articolo e i ragazzi che occupano il prato, però, insistono soprattutto nel no alla trasformazione delle università in fondazioni. Molti dei manifestanti portano al collo lo slogan: trasformiamo l'università dalle fondamenta non con le fondazioni. I duemila che hanno sottoscritto il documento della Cgil »Una firma per salvare l'università pubblica« chiedono al governo di rinunciare ai tagli e al rettore di dire comunque no all'ipotesi di trasformare l'ateneo di Ferrara in fondazione. Secondo Fausto Chiarioni, dirigente della Cgil-Flc, «il rettore ha fatto intendere di volere andare in questa direzione».
Bianchi, che prima di entrare nell'aula magna, aveva detto «non capisco perchè Chiarioni voglia che faccia a tutti i costi la fondazione, quando io non la voglio fare», tratta il tema anche durante il discorso per il 618º anno accademico: «Il giorno dopo che è uscito il decreto ce ne siamo occupati, il professor Nappi ci ha spiegato» l'intrinseca debolezza dell'articolo 16 (quello che parla delle fondazioni). «La nostra risposta è quella di andare avanti sulla strada dell'autonomia responsabile».
Ma la governance dell'Università, ammonisce il rettore, è il problema dei problemi. La questione delle risorse e dei costi non può essere elusa. Anche se respinge l'idea di una università e di una scuola italiana sull'orlo del fallimento. «Non siamo l'Alitalia, non stiamo fallendo, ma se ci sparano nei motori cadiamo giù». Aggiunge che la buona didattica ha bisogno di severa valutazione: «I professori vanno valutati». Annuncia che c'è qualcosa da rivedere con Ergo (l'ente regionale per il diritto alla studio universitario): «Qualcosa non ha funzionato, gli studenti stranieri, che sono una risorsa, stanno soffrendo». Quasi si commuove quando confessa di aver avuto la tentazione di mollare tutto: «Ma noi non possiamo permetterci momenti di abbandono, siamo qui, non fuori, qui per i nostri figli, per i nostri ragazzi, siamo qui e ci stiamo». Standing ovation. Ma la mattinata delle controversie non è finita. Dal cortile sale di nuovo la protesta, stavolta per consegnare al rettore il malloppo delle duemila firme. Bianchi invita Chiarioni e company a depositarle sul suo tavolo. Ma i ragazzi vogliono anche leggere il documento, la ricercatrice Silvia Borelli chiede di parlare. Bianchi s'irrigidisce: «Su questo non c'era accordo». Ognuno resta sulle sue. Quando esce dall'aula magna Chiarioni è indignato: «Quello del rettore è un atteggiamento autoritario che non si giustifica, un atto vergognoso. Non può negare la parola ai chi lavora nell'università, ricercatori e studenti hanno il diritto di far conoscere le loro preoccupazioni. L'università non è mica il salotto del rettore».
La protesta dei precari - promossa anche da Cisl, Uil, Cisapuni, comitato ricercatori, coordinamento ricercatori precari, studenti Rua, consiglio personale tecnico amministrativo - era partita alle 10 dal sagrato della chiesa di S. Francesco. A Ferrara i precari sono circa 400, cui si aggiungono circa 250 dottorandi di ricerca. Federica Masieri appartiene a quest'ultima categoria. Sono i migliori, quelli bravi bravi. Prendono mille euro al mese, grazie a un recente aumento. Ma al terminme dei tre anni con questa legge 133 sanno già cosa li attende: «Dopo tre anni ci diranno grazie, vi abbiamo anche trattato bene (l'aumento di giugno), ora tanti saluti. I più fortunati forse otterranno una borsa di studio di altri sei mesi. Vede - dice la dottoranda Masieri per rappresentare l'assurdità della sua condizione - il nostro è il più alto titolo assegnato dall'università». Tra lo stuolo di ricercatori precari forever e di dottorandi senza futuro appaiono anche dei docenti. Che ci fate qui? Pasquale Nappi (Giurisprudenza): «C'è un progetto che sta tentando di sabotare l'università, di trasformarla in qualcosa di diverso da quella che conosciamo: tagli al fondo finanziamento ordinario, blocco delle assunzioni, sospensione degli scatti stipendiali e infine fondazioni come rimedio a tutti i mali». Francesco Bernardi (Biochimica): «Alcuni dicono che le fondazioni siano dei derivati». Mauro Gambaccini (docente di fisica): «Forse questo è il risultato di un lungo periodo di attacchi all'università, tutta dipinta come una Famigliopoli o un luogo pieno di nullafacenti, ma l'università è anche lavoro serio, impegno». Franco Scandola e Andrea Marchi (Chimica): «La valutazione è sacrosanta, che ci valutino allora, così invece si spara nel mucchio e si colpisce alla cieca». Poi il corteo dei precari parte per il breve tragitto fino al Rettorato. La Digos non li fa entrare. Arriva il rettore: «L'università è aperta a tutti. Volete andare nel cortile? Apriamo la vetrata». Poi sale per inaugurare. Senza coro, però. I coristi stavano con i precari.


Lettera a Valentino Pesci, direttore de LaNuova Ferrara, 21 ottobre 2008

MARZIANI SI NASCE ... GIORNALISTI SI DIVENTA


"Se il solito marziano...": così comincia l'articolo di Marcello Pradarelli su La Nuova
Ferrara del 21 ottobre, nel quale si intende fare il resoconto di ciò che è successo il giorno
prima durante l'inaugurazione dell'anno accademico dell'ateneo ferrarese. Il marziano
capitato per caso nella nostra cittadina in questo strano giorno non avrebbe potuto capire,
secondo il giornalista, perché un migliaio di manifestanti contro le ultime leggi relative
all'Università ha disturbato il discorso di apertura dell'anno accademico pronunciato dal
rettore Patrizio Bianchi, che è da tempo schierato su posizioni critiche verso quelle stesse leggi.

Gli amici del nostro extraterrestre rimasti su Marte che avessero letto l'articolo di Pradarelli
non avrebbero purtroppo capito molto più di lui.

E' tuttavia il significato della manifestazione era evidente a (quasi) tutti: chiedere al rettore
e al senato accademico di assumere una posizione chiara e netta contro queste leggi e di
intraprendere, al pari di ciò che sta avvenendo in molte altre università italiane, iniziative
concrete per indurre il governo a fare marcia indietro rispetto al suo disegno di affossamento dell'università pubblica.


Questa richiesta, caro Pradarelli, proviene da una parte consistente del mondo universitario
ferrarese in tutte le sue componenti (della docenza, della ricerca, amministrativa,
studentesca), e non solo dai ricercatori precari, che pure sono tra i più colpiti da interventi
legislativi che produrranno un ulteriore arretramento del nostro paese rispetto allo scenario internazionale.

Non era poi così difficile spiegare ciò che è successo al marziano di turno.

Comitato Ricercatori Universitari
Coordinamento Ricercatori Precari

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MessaggioInviato: Gio Ott 23, 2008 3:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

http://www.nature.com/nature/journal/v455/n7215/full/455835b.html

Editoriale
Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b;
Pubblicato online 15 Ottobre 2008

Risparmi tagliagola

In un tentativo di dare impulso all’economia in crisi, il governo dell’Italia si concentra su facili ma imprudenti obbiettivi.

È un periodo oscuro e frustrante per gli scienziati in Italia, di fronte come sono ad un governo che realizza una sua propria filosofia di tagli alla spese. La scorsa settimana decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per affermare la loro opposizione a un progetto di legge per il controllo della spesa pubblica (vedi pag. 840). Se passasse, come si prevede, il provvedimento disporrà di circa 2000 ricercatori precari, che sono l’ossatura degli istituti di ricerca nazionali grossolanamente sottodimensionati - e circa la metà dei quali già vincitori di concorso per posti a tempo indeterminato.
Anche se gli scienziati hanno manifestato, il governo di centrodestra di Silvio Berlusconi, che si è insediato lo scorso Maggio, ha decretato che i bilanci di università e ricerca potrebbero essere usati per puntellare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha messo nel mirino le università. In Agosto, egli ha firmato un decreto che taglia i bilanci delle università del 10% e consente di rimpiazzare solo una su cinque delle posizioni accademiche vacanti.
Consente pure alla università di convertirsi in fondazioni private, per procurarsi entrate addizionali. Dato il corrente clima, i rettori delle università credono che quest’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli, e li costringerà ad abolire corsi di laurea con poco valore commerciale, come i corsi di letteratura classica o anche le scienze di base. Questa bomba è scoppiata all’inizio dell’estate ma le implicazioni sono state comprese pienamente solo oggi – troppo tardi, visto che il decreto sta per essere convertito in legge.
Nel frattempo, il ministro per l’istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, ha taciuto su tutte le questioni correlate al suo ministero, eccetto le scuole secondarie, ed ha consentito che maggiori e distruttive decisioni governative venissero applicate senza sollevare obiezioni. Ella ha rifiutato di incontrare ricercatori ed accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le politiche che sembrano richiedere il loro sacrificio. Ella non ha neppure delegato un sottosegretario per farsi sostituire in questo compito.
Le organizzazioni scientifiche interessate dal progetto di legge sul bilancio pubblico, sono state invece ricevute da Renato Brunetta, ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione,. Brunetta conferma che poco si può fare per fermare o cambiare il progetto – anche se esso è ancora in discussione nelle commissioni parlamentari, e non è stato votato da entrambe le camere, In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha anche apostrofato i ricercatori capitani di ventura, cioè i mercenari avventurieri del Rinascimento, dicendo che dar loro posti di lavoro permanenti sarebbe “un po’ come ucciderli”. Questo stravolge una istanza che i ricercatori gli hanno spiegato – cioè che la base scientifica di ogni paese richiede un rapporto virtuoso fra i numeri dei lavoratori permanenti e temporanei, con quest’ultimi (come gli assegnasti post- dottorato) che circolano fra solidi, ben equipaggiati, permanenti laboratori di ricerca. In Italia, come gli scienziati hanno cercato di dire a
Brunetta, questo rapporto non è virtuoso.
Il governo Berlusconi può pensare che queste misure draconiane di bilancio sono necessarie, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono imprudenti e miopi. Il governo ha trattato la ricerca solo come un’altra spesa da tagliare, quando nei fatti essa dovrebbe essere vista come un investimento per costruire l’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. In verità, l’Italia ha già abbracciato questo concetto firmando nel 2000 il trattato di Lisbona dell’Unione Europea., nel quale gli stati membri si impegnavano ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese membro del G8, ha una delle più basse spese per R&D nel grupo – a circa l’1,1%, meno di metà di quelle di paesi confrontabili come la Francia e la Germania. Il governo dovrebbe considerare ben più dei guadagni a breve termine portati mediante un
sistema di decreti reso facile da ministri compiacenti. Se esso vuole preparare un futuro realistico per l’Italia, come dovrebbe, non deve rifarsi ad un passato lontano, ma capire come la ricerca funziona oggi in Europa.


http://www.nature.com/nature/journal/v455/n7215/full/455835b.

Editorial
Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b;
Published online 15 October 2008
Cut-throat savings

In an attempt to boost its struggling economy, Italy's government is focusing on easy, but
unwise, targets.


It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they are with a government acting out its own peculiar cost-cutting philosophy. Last week, tens of thousands of researchers took to the streets to register their opposition to a proposed bill designed to control civil-service spending (see page 840). If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country's grossly understaffed research institutions — and about half of whom had already been selected for permanent jobs. Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi's centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy's banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that
have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized — too late, as the decree is now being transformed into law.
Meanwhile, the government's minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.
Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill's designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill — even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be "a little like killing them". This misrepresents an issue that researchers have explained to him — that any country's scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.
The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy's research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union's 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.
The government needs to consider more than short-term gains brought about through a system of decrees made easy by compliant ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should, it should not idly reference the distant past, but understand how research works in Europe in the present.
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MessaggioInviato: Gio Ott 23, 2008 4:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Francesco Cossiga dixit

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…).
Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e
dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a
tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i
negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di
che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà
sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine
dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale.
Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in
libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li
fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì”.

da “Quotidiano nazionale” del 23 ottobre 2008.

http://it.youtube.com/watch?v=Q7WvLwmgqn4
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“la corruzione del migliore genererà il peggiore” I. Illich


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silvia



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MessaggioInviato: Ven Ott 24, 2008 12:21 am    Oggetto: Rispondi citando

L'unica speranza x il nostro ex-presidente è che sia afflitto da demenza senile.
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il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla
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marcella



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MessaggioInviato: Ven Ott 24, 2008 3:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

20 ottobre 2008, Ferrara manifesta!
(vuoi conoscere i motivi? vai su http://133.anche.no/)

E' in video, per chi non ha resistito fino alla fine,
o per chi non c'era.


Preambolo.
Erano quasi le 13, l'inaugurazione dell'anno accademico e la manifestazione del piano nferiore proseguivano da diverse ore.



Il corteo, partito alle 10 dalla basilica di S. Francesco, era sfociato in un sitin presso il giardino interno del Rettorato, con l'intervento di studenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo, ricercatori e docenti precari, rappresentanti sindacali.

Alla richiesta dei manifestanti di consegnare alcuni documenti, il Rettore ha indicato che un solo rappresentante poteva avvicinarsi a CONSEGNARE le firme. 2000 firme (raccolte in pochi giorni, anche grazie all'aiuto dei GrilliEstensi!) di una petizione in favore dell'Università Pubblica e contro la Legge 133/2008 che ne determina lo smatellamento. (vedi oltre per il testo della petizione)



Abbiamo atteso, per non interrompere alcunchè; nel frattempo la scelta è caduta su una rappresentante dei ricercatori (accompagnata comunque da rappresentanti di precari, studenti, tecnici-amministrativi e sindacati), ma al momento della consegna abbiamo appreso che il portavoce doveva in realtà ridursi a "portalettere", senza poter spiegare cosa si richiedesse con quella petizione e a cosa servissero i documenti. La portavoce infine è intervenuta anche senza microfono, non prima però che un acceso scambio di battute fra il Rettore e un rappresentante FLC avesse esacerbato le tensioni accumulate durante una giornata dove si è cercato di presentare le istanze dei manifestanti alla Amministrazione, in modi netti, magari non silenziosi, ma civilissimi se contemplati all'interno di una istituzione democratica e plurale, come UNIFE si definisce nel suo Statuto di Ateneo.

Guarda il video con le ultime scene della mattinata:
http://it.youtube.com/watch?v=7s8ddXCxOmg

Insieme alle 2000 firme, è stato consegnato al Rettore un comunicato unitario.(http://files.splinder.com/3d0703e385a2ae04016d6c2a1c3efeac.doc)


In tarda mattinata, il consiglio comunale di Ferrara ha approvato, un documento che riconosce la necessità di abrogare i provvedimenti governativi in tema di università approvati con la L133/08, inoltre sostiene le iniziative di mobilitazioni degli atenei ferrarese e italiani in generale, infine impegna la giunta comunale a mantenere gli impegni del Comune nei confronti di Unife.



La sera si è svolta una partecipatissima fiaccolata, in favore dell'Istruzione Pubblica, dove alunni e studenti, insegnanti e professori, famiglie e lavoratori, si sono ritrovati nell'antica piazza dell'arengo cittadino, per mostrare il proprio dissenso alle politiche di DISTRUZIONE PUBBLICA operate dal nostro Governo.



Testo Petizione

UNA FIRMA PER SALVARE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA

Università di Ferrara. Università Statale. Università Pubblica. Ma per quanto tempo ancora? Costituzione italiana, Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Vogliamo coinvolgere la cittadinanza sui contenuti della Manovra Finanziaria, illustrandone le conseguenze per il nostro Ateneo e gli effetti sul territorio ferrarese. La situazione è grave, perché un Paese che rinuncia ad Alta Formazione e Ricerca condannando a morte l’Università, è

un Paese che condanna a morte se stesso

La richiesta da parte del mondo universitario di modificare i contenuti del Decreto Legge 112/08 è stata ignorata dal Governo che ha convertito in legge il provvedimento (Legge 133/08) costringendo col voto di fiducia l’approvazione del Parlamento.

La manovra finanziaria prevede per le Università pubbliche:


La possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Ciò determinerà: i) l’ulteriore e incontrollato aumento delle tasse universitarie e conseguente fine del diritto allo studio; ii) la creazione di atenei di serie A capaci di procurarsi fondi privati, e atenei di serie B dove (come nel nostro territorio) il tessuto economico non può garantire finanziamenti adeguati alla ricerca; iii) la fine dell’autonomia della didattica e della ricerca, ricchezze collettive in futuro condizionate dalle scelte di pochi finanziatori privati seduti ad un Consiglio di Amministrazione; iiii) il trasferimento a privati, con decreto dell'Agenzia del demanio, della proprietà dei beni immobili pubblici già in uso alle Università trasformate.

La limitazione (ovvero il sostanziale blocco) delle assunzioni.
Ciò determinerà: i) l’impossibilità per gli oltre 400 precari del nostro ateneo di avere l’opportunità di entrarvi stabilmente, con la conseguente dispersione di professionalità e competenze maturate grazie ad una costosissima preparazione a carico della collettività; ii) l’ulteriore riduzione ed invecchiamento del corpo docente, che si rifletteranno negativamente sulla qualità del servizio didattico e della ricerca; iii) il peggioramento delle condizioni lavorative del personale tecnico-amministrativo e il deterioramento dei servizi rivolti agli studenti.

Il taglio di 1.500 milioni di euro (oltre il 10%) in cinque anni
dei finanziamenti pubblici all’università, che costringerà molti atenei ad aumentare le tasse universitarie e a ridurre l’offerta formativa.

Riconosciamo che il mantenimento di queste misure aggraverà ulteriormente il già difficile stato dell'Università' italiana e pertanto
CHIEDIAMO

AL GOVERNO DI CANCELLARE L’ART. 16 DELLA LEGGE 133 del 2008 E IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI ALLE UNIVERSITA’ DI 500 MILIONI DI EURO

AL MAGNIFICO RETTORE, AI COMPONENTI DEL SENATO ACCADEMICO E DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL’UNIVERSITA’ DI FERRARA DI NON TRASFORMARE IN FONDAZIONE L’ATENEO DI FERRARA

CHIEDIAMO ALLE AMMINISTRAZIONI LOCALI DI FERRARA E PROVINCIA DI INTERVENIRE A SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO COSTITUITO DALL’UNIVERSITA’ STATALE E DI SOSTENERE IL PRESENTE APPELLO


Comitato Ricercatori Universitari - Coordinamento Ricercatori Precari – RUA
Consiglio Personale Tecnico Amministrativo, FLC-CGIL, CISL, UIL

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MessaggioInviato: Sab Ott 25, 2008 12:15 am    Oggetto: Rispondi citando

L'ipotesi di Calamandrei.

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

Piero Calamandrei

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950
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Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. (B. Russell)
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MessaggioInviato: Sab Ott 25, 2008 12:44 am    Oggetto: Rispondi citando

Quanto mai attuale...



http://it.youtube.com/watch?v=TxGJ6DFocyY
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marcella



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MessaggioInviato: Mar Ott 28, 2008 7:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

A Ferrara

mercoledì 29 ottobre 2008 dalle ore 13:00 alle ore 15:00

presso l’Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza
si terrà un incontro volto a sensibilizzare tutti, studenti e non, sul tema
della riforma universitaria, nel corso del quale verrà illustrato il testo
della legge 133/08.
Parteciperanno:

prof. Guido Barbujani (docente di genetica, UNIVERSITA’ DI FERRARA)
prof. Pasquale Nappi (docente di diritto processuale civile, UNIVERSITA’ DI
FERRARA)
prof. Baldassare Pastore (preside della facoltà di Giurisprudenza, UNIVERSITA’
DI FERRARA)

Al termine degli interventi si aprirà il dibattito.

GIOVEDì 30 OTTOBRE sit-in in piazza della Cattedrale tra le 18 e le 19.

RICERCATORI IN STANDBY - NO ALLA 133
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MessaggioInviato: Mer Nov 12, 2008 3:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

http://ricercatoriprecari.wordpress.com/2008/11/11/cara-mariastella/#more-803

Cara Mariastella,

mi permetto di darti del tu visto che siamo quasi coetanee ed entrambe precarie. Apprezzo il tuo tentativo di aprire alla discussione l’ennesima riforma che viene dal mondo politico. Spero che i provvedimenti evidenziati non celino solo il tentativo di dividere il dissenso sulla Legge 133. Se il tuo è un tentativo di affrontare uno dei problemi principali dell’Universita’ italiana, ossia le “baronie” e l’inefficienza, alcune novita’ proposte, pur andando nella giusta direzione, sono del tutto insufficienti e non toccano la radice di questi problemi.

Il potere delle gerarchie accademiche si fonda almeno su cinque architravi:

1. Un diffuso precariato, fondato sul continuo ricatto e il lavoro non retribuito
2. Il grave sottofinanziamento del sistema dell’alta formazione e dalla ricerca.
3. La mancanza di autentica trasparenza collegato ad un deficit di rappresentanza e partecipazione nella gestione degli atenei che, ad esempio, premia passaggi di ruolo alle nuove assunzioni.
4. La forte centralizzazione verticistica delle strutture accademiche.
5. Le riforme precedenti, in primis il 3+2, del sistema che hanno spinto gli Atenei a far proliferare sedi e corsi alla ricerca di finanziamenti, iscritti/e o, peggio, di “appoggi politico-territoriali”.

Qualsiasi modifica normativa che non intacchi queste condizioni strutturali sara’ inutile. Su alcuni di questi ambiti il decreto come presentato, introducendo misure che indichiamo da anni come il vincolo sul reclutamento e l’introduzione del sorteggio delle commissioni giudicatrici, sono condivisibili. In ogni caso, molti altri provvedimenti che hai proposto (e approvato con la legge 133) vanno in direzione contraria.

Diminuiscono il finanziamento invece di aumentarlo. Aumentano il potere di Rettori e CdA invece di aumentare partecipazione e rappresentanza. Rallentano il reclutamento (turn-over) invece di garantire percorsi certi di ingresso dei giovani e dei precari. Confermano l’esaurimento della figura del Ricercatore universitario invece di, ad esempio, prevedere un’unica forma contrattuale, per l’attività docente e di ricerca a tempo determinato, o combattere ogni forma di collaborazione non contrattualizzata o priva dei diritti minimi.

Noi “ricercatori precari” abbiamo numerose idee e proposte per cambiare quell’Universita’ che facciamo (soprav)vivere ogni giorno, ma se fino ad ora la tua maggioranza, come i Ministri Moratti e Mussi, pare non voglia nemmeno ascoltarle.
E’ per questo che l’Onda continuera’ a travolgerti.

Buona fortuna

Nora Precisa
Portavoce della Rete Nazionale Ricercatori Precari
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MessaggioInviato: Mer Nov 12, 2008 3:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Da mattino a sera:
Ferrara manifesta, 11 novembre 2008.



Corteo, striscioni, musica, lezioni, informazione, assemblea, dibattito,
scienza, coscienza, partecipati da studenti (soprattutto studenti!), docenti,
lavoratori, genitori:
cittadini di Ferrara (e non solo) che prima e/o poi vengono in contatto con
Scuola e Università nella loro città.



Legati dallo slogan "SIAMO TUTTI COINVOLTI" il Coordinamento per l'Istruzione
Pubblica (CIP), nato il 4 novembre scorso, porta a casa il primo successo: una
iniziativa pubblica e condivisa, aperta a tutta la popolazione e volta alla
tutela di risorse collettive: Istruzione e Ricerca.


un ottimo risultato anche sulla stampa locale, che solo qualche settimana addietro appariva molto controversa sulla questione.
http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=44279&format=html
http://lanuovaferrara.repubblica.it/dettaglio/La-protesta-contro-i-tagli-per-salvare-la-scuola/1544267

Il CIP (oltre è riportato il documento fondativo del coordinamento) continuerà a
proporre iniziative di informazione e partecipazione pubblica.

prossimamente:

BANCHETTI: per i prossimi 6 sabati, dalle 15 alle 18, informazione e lezioni
in piazza (la lezione del 15 novembre avrà per titolo "Eguaglianza", a cura
dei docenti di Giurisprudenza UNIFE).

RICEVIMENTO GENITORI presso istituti scolastici: momenti informativi rivolti
alle famiglie offerte dai docenti, in occasione dei ricevimenti.

ASSEMBLEA PUBBLICA: sul tema della Scuola vs DL137/08 (sulla falsariga
dell'assemblea svoltasi ieri su Università&Ricerca vs L133/08), 21 novembre ore
20.30 presso Centro Servizi Solontariato (via IV novembre, Ferrara).

contatti, per chi desidera partecipare o prendere semplicemente informazioni
(provvisorio): coordinamentoscuoleferraresiATgmail.com


**************************

SIAMO TUTTI COINVOLTI

“ la scuola della Repubblica, la scuola dello Stato non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta….. E’ la scuola di tutti capace di includere, di accettare, di rispettare le differenze come patrimonio sociale e civile per il BENE di tutti.”
(Piero Calamandrei)


Si è costituito in data 4 novembre 2008, nella sede dell’associazione “Cittadini del mondo” di Ferrara, un coordinamento di genitori, studenti, docenti, personale A.T.A. e precari di tutti gli ordini di scuola e dell’Università.
Il coordinamento si pone l’obiettivo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica ferrarese sulle conseguenze dei tagli economici e delle scelte programmatiche che questo governo ha già operato e prevede di realizzare entro dicembre: dai DL 133 (finanziaria Tremonti), 154 art. 6 bis (disposizioni urgenti per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche) e 137 (decreto Gelmini) alla proposta di legge 953 (Aprea, ora in discussione al parlamento) sino al piano per l’Università annunciato dal Ministro Gelmini.
La “riforma” colpisce tutti gli ordini di scuola e l’Università in termini d’impoverimento delle risorse umane, culturali e finanziarie, anziché offrire ai giovani stimoli formativi alti e competenze adeguate per affrontare le sfide del domani.

SIAMO TUTTI COINVOLTI

Nei prossimi 3 anni i finanziamenti pubblici per la Scuola saranno ridotti di 7,8 miliardi di euro e saranno cancellati 131.900 posti di lavoro: 87.400 posti docente e 44.500 posti non docente con conseguente espulsione dei precari di cui attualmente si avvantaggia la scuola;

SIAMO TUTTI COINVOLTI

SCUOLA DELL’INFANZIA: aumento degli allievi per classe; un solo insegnante per due sezioni in orario postmeridiano; anticipazione dell’iscrizione tra i due e i tre anni contestualmente all’aumento del numero di bambini per sezione;

SIAMO TUTTI COINVOLTI

SCUOLA ELEMENTARE: riduzione del tempo-scuola; aumento degli allievi per classe fino a 30; orario solo antimeridiano (24 ore settimanali) e un unico insegnante; chiusura dal 2010 delle scuole piccole; creazione di classi separate per i figli degli immigrati, definite “discriminazione transitoria positiva”;

SIAMO TUTTI COINVOLTI

SCUOLE MEDIE e SUPERIORI: aumento degli allievi per classe; riduzione del tempo scuola (29 ore settimanali per le medie e 30 ore per i licei) con una conseguente riduzione dell’offerta formativa (in particolare negli Istituti Tecnici le ore non potranno superare le 32 settimanali, eliminando di fatto le attività laboratoriali, cioè le più qualificanti); tagli del 17% nel triennio 2009-11 del personale A.T.A. con prevedibile chiusura degli Istituti in orario pomeridiano e conseguente cancellazione di corsi di recupero e di approfondimento; creazione anche per la scuola media inferiore di classi separate per i figli degli immigrati; trasformazione delle scuole superiori in “fondazioni” con l’individuazione di un Consiglio di Amministrazione “come organo di gestione della scuola” (art. 2 proposta Aprea);

SIAMO TUTTI COINVOLTI

UNIVERSITA’: taglio ai finanziamenti di oltre 1,4 miliardi di euro nei prossimi cinque anni (L. 133/08); trasformazione delle università in “fondazioni” con conseguente forte influenza del privato (impresa) sulla didattica e sulla direzione della ricerca e con il rischio di frammentazione e squilibri a livello nazionale; riduzione del turn over al 20% (un nuovo assunto ogni 5 pensionati) con espulsione dei ricercatori e dei docenti precari sul cui lavoro si basa oggi gran parte della didattica e della ricerca; diritto allo studio ulteriormente danneggiato: la diminuzione dei finanziamenti e del personale non può che tradursi in un consistente aumento delle tasse e in un impoverimento della qualità dell’istruzione universitaria. In questo momento è necessario ricostruire l’Università dalle fondamenta, non dalle fondazioni.

SIAMO TUTTI COINVOLTI

L’attacco sociale è forte nei confronti delle famiglie che si vedranno obbligate a sostenere spese aggiuntive per fare quadrare orario di lavoro e tempo-scuola dei loro figli e per far fronte a tasse universitarie ancora più alte.

La riforma del sistema-istruzione, pur auspicabile, non deve essere una semplice questione di “cassa”; al contrario è necessario aumentare l’investimento pubblico per la formazione dei nostri giovani e per il futuro del Paese.

In sintonia con il prof. Andrea Canevaro, docente di Pedagogia speciale presso l’Università di Bologna:

VOGLIAMO SCUOLA E UNIVERSITÀ PUBBLICHE in cui:

 Il percorso vada dall’apprendimento scolastico all’apprendimento come stile di vita;
 L’importanza degli apprendimenti sia pari al saper vivere in un gruppo eterogeneo, gestendo i conflitti nella logica della costante ricerca del bene comune;
 Le competenze siano nella pluralità degli individui – docenti, precari, personale A.T.A. studenti, famiglie – con le loro storie e i loro caratteri.

SIAMO TUTTI COINVOLTI!

TUTTI VOGLIAMO UNA SCUOLA E UN’UNIVERSITA’ PUBBLICHE

ISPIRATE PIENAMENTE ALLA NOSTRA COSTITUZIONE.

Coordinamento Istruzione Pubblica
genitori, studenti, docenti, personale A.T.A., precari di scuola e università – città di FERRARA
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