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Autunno caldo per l'Università
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Autore Messaggio
marcella



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MessaggioInviato: Ven Ago 08, 2008 6:32 pm    Oggetto: Autunno caldo per l'Università Rispondi citando

Nel pieno dell’estate 2008 la privatizzazione dell’Università è diventata legge dello Stato. Con essa, le norme che sfalciano finanziamenti, salari e personale.

Più di un decennio di tagli, interventi furbescamente disegnati per compiere piccoli passi verso un’università privata ma soprattutto drasticamente ridimensionata e ora arrivano loro. In un colpo solo Tremonti realizza quello che fu il sogno di Modica, Berlinguer, Moratti, Mussi e altri: fondazioni, cooptazione di “diritto privato”, drastico disimpegno economico dello Stato ben visibile nella decurtazione prevista per il Fondo di Finanziamento Ordinario. Per la scuola, le cose non vanno meglio, il “Piano triennale” (per fortuna non ancora quinquennale) prevede tagli del personale (ovvero di teste precarie) per più del 20% degli organici.

Nessun problema, spiegavano gli entusiasti del nuovo: davanti a noi intere foreste fatte di alberi sui quali cresce denaro privato attendono solo il geniale ricercatore che fa innovazione e sviluppo e che passa di là per essere finanziato. Tutto andrà bene. In molti dentro i nostri atenei hanno pensato che si trattasse solo di far passare a’ nuttata, che sarebbe stato possibile cavarsela con i soliti funambolismi, invocando trasparenza e autonomia sui giornali e continuando a curare il proprio “particulare”. Peccato. Ora si scopre che senza il denaro pubblico, l’Università si ritroverà in un deserto fatto di privati che non hanno mai investito un euro in Ricerca (che non sia marketing), un deserto reso in prospettiva sempre più arido da una crisi economica di cui per il momento si prevedono solo peggioramenti.

Cosa significa tutto questo? DECIMAZIONE. Di posti di lavoro e diritti -come la norma “ammazzaprecari” prevista nella superfinanziaria- ma soprattutto di qualità del servizio. Prima di tutto per gli studenti che, inevitabilmente, vedranno le tasse di iscrizione lievitare ben oltre i livelli della nostra cara inflazione da petrolio. Si prevede un futuro di docenti a ranghi ridotti, progressivamente invecchiati dal mancato ricambio generazionale, accompagnati da personale tecnico-amministrativo vessato da decurtazioni salariali senza precedenti. Inutile parlare di Ricerca che, sebbene indispensabile ad un’istruzione degna di questo nome, è la prima a morire in mancanza di fondi e di personale adeguatamente preparato.

Ora che privatizzazione e tagli a salari e personale sono LEGGE DELLO STATO ITALIANO, la nostra battaglia continua per durare nel tempo. Occorre non solo bloccare la trasformazione in Fondazione della nostra Università, ma anche lottare per una “ripubblicizzazione” dell’intero sistema educativo nazionale. Agiamo consapevoli della necessità della creazione di un fronte unitario contro i provvedimenti del Governo, certi di trovare l’appoggio di coloro non vogliono assistere a Scuola e Università ridotte in macerie.
Per queste ragioni sosteniamo l’annunciato blocco dell’inizio dell’anno accademico e ci impegniamo a mobilitarci e a vegliare sulla sua effettiva realizzazione. Per queste ragioni sosterremo tutte le mobilitazioni del personale tecnico-amministrativo e ci impegniamo a dare il nostro contributo perché esse siano solo l’inizio di una grande mobilitazione in tutta la Funzione Pubblica, Scuola in particolare. Per queste ragioni sosterremo le mobilitazioni degli studenti, insieme ai precari vittime principali dello sciagurato decreto Tremonti.

Ferrara, 8 agosto 2008
Coordinamento dei Ricercatori Precari Università di Ferrara
Comitato dei Ricercatori Università di Ferrara
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Ultima modifica di marcella il Mar Set 30, 2008 3:11 pm, modificato 2 volte in totale
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marcella



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MessaggioInviato: Gio Set 25, 2008 1:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Università di Ferrara. Università Statale. Università Pubblica. Ma per quanto tempo ancora? Costituzione italiana, Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Vogliamo condividere con la cittadinanza i contenuti della Manovra Finanziaria, illustrarne le conseguenze per il nostro Ateneo e gli effetti sul territorio ferrarese. La situazione è grave, perché un Paese che rinuncia ad Alta Formazione e Ricerca condannando a morte l’Università, è un Paese che condanna a morte se stesso.

AIUTATECI A
SALVARE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA
PARTECIPATE ALLA MANIFESTAZIONE

indetta in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico, 20 ottobre 2008


La richiesta da parte del mondo universitario di modificare i contenuti del Decreto Legge 112/08 è stata ignorata dal Governo che ha convertito in legge il provvedimento (Legge 133/08) costringendo col voto di fiducia l’approvazione del Parlamento.

La manovra finanziaria prevede per le Università pubbliche:

La possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Ciò determinerà: i) l’ulteriore e incontrollato aumento delle tasse universitarie e conseguente fine del diritto allo studio; ii) la creazione di atenei di serie A capaci di procurarsi fondi privati, e atenei di serie B dove (come nel nostro territorio) il tessuto economico non può garantire finanziamenti adeguati alla ricerca; iii) la fine dell’autonomia della didattica e della ricerca, ricchezze collettive in futuro condizionate dalle scelte di pochi finanziatori privati seduti ad un Consiglio di Amministrazione.

La limitazione (ovvero il sostanziale blocco) delle assunzioni. Ciò determinerà: i) l’impossibilità per gli oltre 400 precari del nostro ateneo di avere l’opportunità di entrarvi stabilmente, con la conseguente dispersione di professionalità e competenze maturate grazie ad una costosissima preparazione a carico della collettività; ii) l’ulteriore riduzione ed invecchiamento del corpo docente, che si rifletteranno negativamente sulla qualità del servizio didattico e della ricerca; iii) il peggioramento delle condizioni lavorative del personale tecnico-amministrativo e il deterioramento dei servizi rivolti agli studenti.

Il taglio di 500 milioni di euro in tre anni
dei finanziamenti pubblici all’università, che costringerà molti atenei ad aumentare le tasse universitarie e a ridurre l’offerta formativa.

Riconosciamo che il mantenimento di queste misure aggraverà ulteriormente il già difficile stato dell'Università' italiana e pertanto

ADERIAMO
alla manifestazione indetta da CGIL per sabato 27 settembre in difesa dei diritti dei lavoratori.


INVITIAMO
i docenti, il personale tecnico-amministrativo, i ricercatori, i precari e gli studenti dell’Università di Ferrara, nonché tutti i cittadini a dimostrare con i fatti il profondo dissenso nei confronti di questo provvedimento partecipando alla manifestazione indetta in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico per SALVARE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA (i dettagli in seguito).

CI IMPEGNAMO
a continuare l’opera di informazione e sensibilizzazione perché non vogliamo assistere passivamente a questo progetto, né renderci corresponsabili dello smantellamento dell’Università pubblica italiana.

Ferrara, 24 settembre 2008

Comitato Ricercatori Universitari
Coordinamento Ricercatori Precari
Rappresentanti del Personale Tecnico Amministrativo UniFe
RUA e FLC-CGIL

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Ultima modifica di marcella il Gio Set 25, 2008 6:10 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Gio Set 25, 2008 1:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

LA NOTTE DELLA RICERCA

Stanno uccidendo la Ricerca e l'Università pubblica
La stanno uccidendo:

il GOVERNO che, con i suoi provvedimenti (legge 133/08 che taglia
ulteriormente i finanziamenti alle università, oltre il 25% Fondo per
il Funzionamento Ordinario e blocco del turn over al 20%) tenta il
colpo di grazia per porre fine alle sofferenze;

i RETTORI DELLE UNIVERSITÀ che in tutti questi anni hanno permesso
l'amplificarsi del precariato in laboratori, uffici e aule, rifiutando
l'apertura di tavoli di trattativa locale sui precari. Oggi ai precari
è negata qualsiasi prospettiva futura, che non sia l'emigrazione
all'estero;

la CONFINDUSTRIA che tenta da tempo di imporre il "suo" modello nella
formazione e ricerca pubblica, in cui si vorrebbe che le aule
universitarie diventassero centri di formazione aziendale ed i
laboratori pubblici di ricerca centri di ricerca applicata al servizio
delle imprese, a discapito della ricerca fondamentale, l'unica in
grado di generare in un paese benessere a lungo termine;

LA REGIONE, GLI ASSESSORI che attraverso discutibili modalità di
sostegno al personale impegnato nella ricerca, non fanno altro che
alimentare in modo significativo e pericoloso la spirale del
precariato nella ricerca a livello locale.

In Italia la RICERCA e l'UNIVERSITA' sono in COMA

Le precarie e i precari della ricerca, i tecnici e gli amministrativi,
i docenti e i ricercatori, gli studenti e le studentesse NON CI STANNO!

CHIEDIAMO

•Di aprire un tavolo di confronto sia nazionale, sia regionale per
PROGRAMMARE gli investimenti futuri!
•Tavoli di trattativa in tutti gli Atenei sulla piattaforma unitaria
dei precari della ricerca
•Liberare la Ricerca e l'Università dalle asfittiche logiche del profitto!

BASTA CON LA PRECARIETÀ
NOTTE DELLA RICERCA:

Presidio venerdì 26 settembre '08 piazza Vittorio dalle ore 15

Partecipiamo numerosi alla performance precaria
piazza Vittorio alle ore 18

Torino 24 settembre 2008

FLC- CGIL Torino e Piemonte- Rete Nazionale Ricercatori Precari- Torino
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MessaggioInviato: Gio Set 25, 2008 1:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

Università, a Milano nasce il comitatocontro i tagli
E a Torino va in scena il "blocco della primaora"


Sacconi attacca: figli del '68 felloni hanno bruciato laloro generazione Roma, la protesta degli studetni il 15 settembre a VialeTrastevere

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31499&sez=HOME_SCUOLA

ROMA (22 settembre) - Un comitato "Università inlotta" per dire no al piano Marshall al contrario, così come vengonodefiniti i tagli all'Istruzione previsti per i prossimi anni. L'allarme èpartito da Milano, luogo in cui il comitato si è costituito, e si è esteso aTorino, dove questa mattina in concomitanza con l'avvio dell'anno accademicogli studenti hanno indetto il "blocco della prima ora di lezione",trasformata in una discussione sui provvedimenti varati dal ministro Gelmini.La scuola e l'università italiana, scrive il Comitato "Università inlotta" nella petizione-denuncia che ha già raccolto centinaia di adesioni,«sono a rischio perché si vogliono tagliare drasticamente le risorse che, purtra mille difficoltà, hanno permesso fino a oggi il loro funzionamento egarantito l'esistenza di insegnanti e ricercatori convinti di star svolgendo uncompito importante».

I numeri parlano chiaro, sostiene il comitato: l'entitàdei tagli di fondi, per quanto riguarda l'Università, si concretizza in 63,5milioni di euro per l'anno 2009, in 190 milioni per il 2010, in 316 milioni peril 2011, in 417 milioni per il 2012 e in 455 milioni per il 2013. In unquinquennio verranno sottratti alla alta formazione e alla ricerca ben 1.441milioni di euro. Considerando anche i tagli alla scuola in totale verrannosottratti 10 miliardi di euro in un periodo di cinque anni. «Si tratta di unacifra paragonabile all'entità degli aiuti inviati in Italia col Piano Marshalldal 1948 al 1952. Quattro anni che allora cambiarono in meglio un Paesedevastato dalla guerra, cinque anni che oggi possono distruggere quello cherimane di un sistema scolastico e universitario che un tempo era additato cometra i migliori al mondo» fanno notare i promotori della petizione che voglionofar pressione sul presidente della Crui, Enrico Decleva, affinché convochi unasorta di Stati generali dell'università per contrastare la legge 133/08.

Torino. D'accordo con i «contestatori» milanesi, gliuniversitari di Torino che oggi hanno dato il via alla stagione di proteste: «Ènecessario che tutte le componenti del mondo universitario si preparino e siattivino per contrastare una legge che di fatto smantella l'università pubblica- scrivono in un volantino - impoverisce l'offerta e la qualità formativa delladidattica e della ricerca, il tutto condito da un aumento generale dei costiper accedere al sapere». Gli universitari si preparano quindi a mettere in attoazioni di protesta per quello che definiscono un "autunno caldo".

Sacconi: figli del '68 felloni. Intanto, proprio dalcapoluogo lombardo, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha rivolto oggi unadura critica ai giovani che "riempiono" le università italiane: i«figli del Sessantotto hanno bruciato un'intera generazione», quella dei lorofigli, riempiendo le Università e le scuole non per compiere «una missione», maper non lavorare, portando così i giovani ad affacciarsi sul mercato del lavoroa trent'anni suonati, per di più con lauree «deboli», ha detto Sacconi,intervenuto questa mattina a Milano ad un convegno nella sede di Assolombarda.«Un giovane di trent'anni che esce dall'università senza avere mai portato unacassetta di ciliegie al mercato ortofrutticolo - ha detto - è certo che non selo piglia nessuno. A questo pensava Marco Biagi quando volle ridisegnare ilcontratto di apprendistato come il salvataggio di una generazione bruciata nonda Marco Biagi, ma dai figli del Sessantotto, che scegliendo l'Università o lascuola come luogo di lavoro non hanno intuito una missione, ma hanno detto "sempremeglio che lavorare"».

Per Sacconi, «questo ha bruciato una generazione, perchésolo in Italia l'età media di laurea è di ventotto anni. Come mai solo inItalia i ragazzi vengono trascinati in percorsi lunghi e inutili, interpretandoaddirittura il tre più due come somma. Pensate - conclude - quanta fellonìa inquesti comportamenti odiosamente autoreferenziali, a danno di un'interagenerazione indotta con le lauree deboli ad entrare nel mercato del lavoroverso i trent'anni».
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MessaggioInviato: Gio Set 25, 2008 5:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

18 Settembre: in una facoltà di un ateneo del regno
136 corsi non saranno tenuti dai legittimi affidatari (tutti ricercatori universitari),
che hanno rinunciato.


Non è che l'inizio ... Wink


******************************
Ieri, 18 settembre, durante il consiglio di Facolta di SMFN dell'Univ di Firenze, i ricercatori della facolta impegnati nei diversi corsi di laurea hanno consegnato al preside le loro rinuncie ai corsi dati in affidamento per il prossimo anno accademico, dando seguito fattivamente alla loro propesta.

Le lettere di rinuncia consegnate da 82 ricercatori riguardano 136 corsi dati in affidamento.

La Facolta ha dato il pieno appoggio ai ricercatori, facendo proprie le delibere dei CdL in Chimica, Fisica e Scienze Naturali
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MessaggioInviato: Gio Set 25, 2008 5:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

"RACCOLTA DI MOZIONI E DOCUMENTI DI ORGANI DI GOVERNO UNIVERSITARI E DI
ALTRI ORGANI ACCADEMICI SUL DECRETO LEGGE N. 112/2008" a cura della CRUI
(aggiornata fino al 29 luglio 2008):

http://www.univ.trieste.it/news/files/tremonti_DossierMozioni_DL112_2008.pdf
oppure
http://www.iuav.it/Ateneo1/Governo-e-/elezioni-d/Dossier-mo/Dossier-Mozioni-
su-DL112.pdf
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MessaggioInviato: Ven Set 26, 2008 1:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

Al Chiarissimo Preside
e ai Docenti
della Facoltà di Ingegneria
SEDE

Lettera Aperta

I Docenti afferenti al Dipartimento di Ingegneria Chimica dei Processi e
dei Materiali ritengono necessario intraprendere un'azione di protesta
astenendosi dalle supplenze e dai carichi didattici aggiuntivi per l'anno
accademico 2008/2009 riservandosi tutte le ulteriori iniziative di
sensibilizzazione degli studenti, delle famiglie e della pubblica opinione
tutta.

Tale azione di protesta esprime il disagio sofferto a causa dei gravi
provvedimenti intrapresi dal Governo, con particolare riferimento alla
riduzione progressiva dei fondi destinati alla ricerca e alla didattica e
alla legge n. 133 del 6/8/2008 che impone dei tagli economici e del
personale così drastici agli atenei italiani da produrre, nel giro di pochi
anni, effetti devastanti sul funzionamento del sistema universitario
pubblico fino alla sua chiusura. Si tratta di provvedimenti miranti ad un
depauperamento progressivo ed assai preoccupante delle Università Italiane
che comportano gravi penalizzazioni sia per tutti coloro che operano
nell'ambito dell'Università Pubblica che per coloro che fruiscono dei suoi
servizi e che non comportano alcuna possibilità ancorché necessaria di
miglioramento qualitativo.
Si ritiene che la continuazione ad oltranza di tale protesta sia l'unico
strumento possibile per tentare di sensibilizzare l'opinione pubblica su
questo problema cruciale per lo sviluppo stesso del paese.
I Ricercatori e i Docenti del DICPM auspicano che alla mozione di
astensione dalle supplenze aderiscano tutti i Ricercatori e i Docenti della
Facoltà di Ingegneria. Di fatto, soltanto attraverso una comune forma di
protesta da tutti condivisa sarà possibile dare un segnale significativo in
grado di innescare tutti quegli interventi necessari per assicurare
concretamente un futuro sostenibile alle Università Italiane.
I Ricercatori e i Docenti del DICPM

Palermo, addì 22 Settembre 2008


Allegato
Lista dei docenti del DICPM che hanno firmato la lettera di protesta
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MessaggioInviato: Lun Set 29, 2008 4:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sul Sole 24Ore d el 28 settembre 2008 c’è un articolo, scritto da Guido Barbujani
-professore ordinario di Ferrara, genetista che si occupa di genetica delle popolazioni
ma anche di politica-, che ci ricorda come la meglio gioventù delle università
italiane sta per essere sacrificata sull’altare del bilancio dello Stato dalla
Finanziaria 2009.

IL PANE PER LA RICERCA
http://ricercatoriprecari.files.wordpress.com/2008/09/jd93f.pdf
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MessaggioInviato: Mar Set 30, 2008 3:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Intervento Ricercatori Precari Unife.
Manifestazione per i diritti dei lavoratori indetta da CGIL. Ferrara, 27 settembre 2008.


“La scuola e l’università sono organi centrali della democrazia, perché servono a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, […] che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie […] e così contribuire a portare il loro lavoro, le loro migliori qualità personali al progresso della società [...].
Ma questo possono farlo soltanto la scuola e l’università, le quali sono il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere di alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.
Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. È l’art. 34, in cui è detto: “La scuola e l’università sono aperte a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. […] Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com’è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola e università pubbliche. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. […] Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi).”

Piero Calamandrei, giurista, docente universitario e membro della Costituente, inizia più o meno così (noi abbiamo solamente aggiunto di tanto in tanto la parola UNIVERSITà alla parola Scuola.) il suo discorso in occasione del convegno intitolato alla Difesa della scuola, l’11 febbraio 1950. E continua in questo modo:

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. […] ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi di scuole e università di Stato per trasformarle in scuole e università di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. […] Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato […] Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente scuole ed università di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: (1) ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. […] (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! [...] Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].”


Questo accadeva nel 1950, ma dobbiamo osservare che ancora nel 2008 ci ritroviamo a discutere il tema dell’istruzione pubblica in modo analogo. Infatti la richiesta da parte del mondo universitario di modificare i contenuti del Decreto Legge 112/08 è stata ignorata dal Governo che ha convertito in legge il provvedimento (Legge 133/08) costringendo col voto di fiducia l’approvazione del Parlamento. A dispetto delle già difficili condizioni in cui versa il Sistema Universitario Nazionale, il Governo ha deciso di introdurre nella manovra finanziaria, per quel che riguarda le Università pubbliche:

La possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
La limitazione (ossia, il sostanziale blocco) delle assunzioni.
Il taglio di ben 1.441 milioni di euro dei finanziamenti pubblici ad Alta formazione e Ricerca in un quinquennio.
(Considerando anche i tagli alla scuola in totale verranno sottratti 10 miliardi di euro in un periodo di cinque anni, cifra paragonabile all'entità degli aiuti inviati in Italia col Piano Marshall dal 1948 al 1952. Quattro anni che allora cambiarono in meglio un Paese devastato dalla guerra, cinque anni che oggi possono distruggere quello che rimane di un sistema scolastico e universitario che un tempo era considerato come tra i migliori al mondo)
In ultimo, il Governo ha previsto
Il taglio del finanziamento ordinario agli Atenei statali in favore dei cosiddetti Centri di Eccellenza (in particolare in favore dell'Istituto Italiano di Tecnologia) che si rivelano come l'ennesimo tentativo di spostare risorse dal sistema delle Università pubbliche verso progetti di diretto controllo governativo.

Ritorniamo dunque all’ipotesi di Calamandrei? Noi, invece di rispondere a questa domanda, preferiamo tradurre i provvedimenti del Governo in conseguenze per il nostro Ateneo e per il nostro territorio.

L’Università di Ferrara, in numeri. Accoglie circa 17mila studenti. Ricerca e insegnamento vengono svolti da personale strutturato in numero pari a quasi 700 unità, cui vanno aggiunti gli oltre 400 ricercatori precari (dei 40 mila in Italia) e le oltre 1700 docenze a contratto stipulate annualmente dall’ateneo. La struttura amministrativa conta quasi 600 addetti strutturati, cui va aggiunto un altro 10% circa di personale con contratto a tempo determinato/atipico. Del finanziamento pubblico destinato all’università annualmente, l’ateneo ferrarese mediamente riceve l’1%, nel 2007 pari 77mln di euro. Ora, come sta accadendo nella Scuola, il Governo prende atto che la quasi totalità dell’attuale finanziamento pubblico finisce per pagare gli stipendi del personale. Restano le briciole per implementare altre attività necessarie al funzionamento della didattica e al successo della ricerca. La soluzione? Invece di aumentare il finanziamento, si fa in modo di ridurre i costi del personale, lasciando che il personale che cessa la propria attività non venga rimpiazzato e azzerando il ricambio generazionale. Contestiamo la visione del sistema universitario pubblico come una spesa, la realtà è che si tratta di un investimento: non è una rete televisiva dove un programma che non fa audience semplicemente viene cancellato. Qui si fa molto di più, si produce e si trasmette cultura, si istruiscono le giovani generazioni. Ciò non significa inculcare nozioni fini a se stesse, ma piuttosto fornire gli strumenti per affrontare in modo ragionato ed autonomo le situazioni ed i problemi.
La manovra finanziaria attuale invece causerà la DECIMAZIONE, non solo di posti di lavoro, ma di risorse collettive. Tutto ciò si rifletterà sulla qualità del servizio didattico. I primi a cadere saranno ricercatori precari e docenti a contratto. Impiegati mediante contratti precari e poco tutelati, essi hanno garantito la copertura continuativa di attività di ricerca e didattica proprie dell’istituzione, senza alcuna possibilità di ricostruzione di carriera e con il rischio di vedere disperse, ad ogni scadenza di contratto, professionalità e competenze maturate mediante una costosissima preparazione a carico della collettività. I tagli, il blocco del turn over, insieme al progetto di privatizzazione del sistema universitario operati dal Governo conducono ad un futuro di docenti a ranghi ridotti, progressivamente invecchiati dal mancato ricambio generazionale, accompagnati da personale tecnico-amministrativo vessato da decurtazioni salariali senza precedenti e con l’inevitabile aumento delle tasse di iscrizione per gli studenti. Inutile parlare di Ricerca che, nonostante l’inscindibile nesso con la didattica per l’avanzamento delle conoscenze in un Paese democratico, è la prima a morire in mancanza di fondi e di personale adeguatamente preparato.

Ma noi non assisteremo immobili alla svendita di una ricchezza collettiva. Contrariamente a molte immagini di comodo, l’Università italiana (almeno una parte, quella che oggi vi parla) è pronta a svolgere con coraggio il necessario processo di rilancio e rinnovamento che ci condurrà nella società della conoscenza. Continueremo a proporre, per quanto è nostro dovere e per quanto ci è concretamente concesso, un passaggio difficilissimo e fortemente a rischio che consiste in scelte informate e condivise, logiche di trasparenza e di merito, principi di uguaglianza e democrazia. Perché l'istruzione è la via verso il pieno sviluppo della personalità umana ed il rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

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MessaggioInviato: Mer Ott 01, 2008 3:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

L'agitazione all'ex Apat


Ispra - «Precari a spasso», la protesta si
sposta in piazza

Contro l'emendamento presentato dal Governo all'art.
37 del disegno di legge A.C. 1441-quater, che annulla le
stabilizzazioni di oltre 200 lavoratori i quali in base alle ultime due
Finanziarie avrebbero diritto all'assunzione a tempo indeterminato, e
blocca la possibilità di proroga per 700 contratti temporanei in
scadenza nell'Istituto entro fine 2008

Prosegue la lotta dei
dipendenti precari dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e
la ricerca ambientale) contro l'emendamento presentato dal Governo
all'art. 37 del disegno di legge A.C. 1441-quater, che annulla le
stabilizzazioni di oltre 200 lavoratori i quali in base alle ultime due
Finanziarie avrebbero diritto all'assunzione a tempo indeterminato, e
blocca la possibilità di proroga per 700 contratti temporanei in
scadenza nell'Istituto entro fine 2008.

Oggi è proseguita
l'occupazione delle sedi, con una iniziativa di visibilità a Piazza
Indipendenza, nei dintorni della sede Ispra di via Curtatone a Roma. I
precari indossavano tutti maglie con la scritta «Precari a spasso» e
hanno concluso il pomeriggio con un girotondo sulla fontana di Piazza
della Repubblica.
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marcella



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MessaggioInviato: Mer Ott 01, 2008 3:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

Contro il dl Gelmini sarà un ottobre di mobilitazioni

S'inizia il 2 ottobre con le proteste dei sissini Anief ed il ‘no Gelmini day’
indetto dai coordinamenti di alcuni municipi di Roma. Il 3 ottobre sarà
la volta dell’Unicobas. Il 4 ottobre la manifestazione nazionale
della Rete degli studenti. Sotto accusa varie parti del dl come
riduzione ore, maestro unico, mancata equiparazione dei sissini in
graduatoria. Ed agli studenti non va giù il voto in condotta.
Cominciano a muoversi anche le scuole.
Dopo la tre giorni del Pd contro la politica del Governo, la scuola inizia il mese di ottobre con altre tre giornate consecutive di proteste e mobilitazioni per
contrastare il decreto legge cosiddetto Gelmini: le mobilitazioni si
svolgeranno il 2, 3 e 4 ottobre ed avranno come teatro unico il Miur di
viale Trastevere a Roma.

Si inizia giovedì 2 ottobre con la manifestazione dell’Anief - l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione. Assieme, ma non è ancora certo se uniti, ci
saranno i coordinamenti dei genitori e docenti del quartiere Casilino
di Roma che hanno indetto il ‘no Gelmini day’.
L’Anief - composta da docenti specializzandi Ssis, Cobaslid, Scienze della formazione
primaria e Afam, Didattica e strumento musicale - conta di portare in
Largo Bernardino da Feltre (di fianco al Miur) almeno 2 mila aspiranti
docenti provenienti da tutta Italia, rivendicheranno l’inserimento a
pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento da parte dei circa 15.000
corsisti che stanno completando il nono ed ultimo corso di
specializzazione universitario per conseguire l’abilitazione all’
insegnamento. Gli emendamenti al dl approvato ad inizio agosto, dove
inizialmente non era prevista l’inclusione degli specializzandi,
prevedono infatti la possibilità per gli specializzandi di essere
inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Ma solo in coda.
Marcello Pacifico, presidente Anief, chiede invece che l’inclusione avvenga
"senza alcuna penalizzazione all’atto dell’aggiornamento: sono previsti
arrivi da tutta Italia – sottolinea Pacifico - arriveranno anche dalla
Sicilia e dalla Sardegna". All’iniziativa ha aderito anche l’Adi – l’
Associazione dottorandi e dottori di ricerca – che vanta al suo interno
alcune centinaia di sissino. Tra le rivendicazioni degli organizzatori
figurano anche "l’immissione in ruolo annuale su tutti i posti vacanti,
il riconoscimento del titolo di specializzazione ai fini della
ricostruzione e progressione di carriera, la parità di diritti
contrattuali tra docenti di ruolo e precari, anche ai fini degli scatti
di anzianità retributiva".

L’Anief, che vorrebbe incontrare il Ministro, protesterà anche per tutti i tagli previsti al comparto scuola nei prossimi tre anni, ma anche per "l’assegnazione delle ore di
sostegno in deroga, in base alle certificazioni presentate, e il
diritto all’istruzione di tutti gli alunni diversamente abili, e per un
completo reclutamento dei giovani ricercatori precari".
Nella stessa giornata, forse fianco a fianco, manifesteranno anche i diversi
coordinamenti di docenti e genitori, costituiti a seguito
dell'occupazione della scuola primaria di Roma 'Iqbal Masih': le
proteste dei movimenti romani (facenti parte in prvalenza di municipi
VI e VII) riguardano la parte del decreto che riguarda al
ridimensionamento dell’orario base alla primaria ed il ritorno al
maestro unico.

Simonetta Salacone, dirigente scolastica del 126° circolo Iqbal Masih, punta l’indice contro il Ministro Gelmini: "come può dire - sostiene Salacone - che i precari non siano un suo problema? Ho scritto una lettera aperta al ministro e poi ai docenti per dire che
la scuola è delle persone che ci vivono dentro, dei cittadini". Anche i
coordinamenti chiederanno di incontrare il Ministro Gelmini. Che poche
ore prima, in occasione dell’avvio dell’anno scolastico al Quirinale,
trovandosi faccia a faccia proprio con alcuni dei genitori e docenti
della scuola del Casilino, ha detto che non ha"nessuna contrarietà ad
incontrarli". All’iniziativa hanno aderito anche alcuni partiti dell’
estrema sinistra.

Venerdì 3 ottobre sarà la volta dell’Unicobas: la
manifestazione riguarderà tutti i provvedimenti del Governo in tema di
scuola. Secondo Stefano D'Errico, leader del sindacato autonomo, se
dovesse essere approvata l’attuale politica ed il decreto 137 si
andrebbe sempre più verso "una scuola di regime, impoverita e
massacrata dai tagli alle cattedre”. Alla manifestazione parteciperà
anche l'Italia dei valori con in testa il segretario Antonio Di Pietro.
Sabato mattina, infine, sarà la volta della Rete degli studenti che si
ritroveranno per la seconda volta in pochi giorni davanti al Ministero:
l’iniziativa, che prenderà il via alle 9, intende sensibilizzare le
istituzioni su più versanti: in particolare si tagli ai finanziamenti,
alla didattica, agli orari e al personale. Ma anche “contro l’
atteggiamento repressivo nei confronti degli studenti, per il ritiro
del provvedimento sul voto in condotta”.
E non finisce qui.

Mentre i Confederali decideranno in settimana il da farsi (con la Flc-Cgl che
scalpita) altre mobilitazioni sono già state programmate: il 10 ottobre
ci saranno di nuovo i giovani davanti al Ministero, ma la
manifestazione stavolta sarà indetta dall’Unione degli Studenti. L’11
ottobre
manifesterà la Cisl. Il 16 ottobre tocca alla Gilda degli
insegnanti, mentre Il 17 ottobre è previsto lo sciopero nazionale, con
manifestazione a Roma, indetto da Cobas, Cub e Sdl.
Intanto anche le
singole scuole si stanno muovendo: come lo storico liceo Mamiani di
Roma, dove il 30 settembre docenti e personale Ata hanno deciso a
grande maggioranza di istituire un presidio permanente e invitare
“tutte le scuole d’Italia, di ogni ordine e grado, dai grandi licei
storici alla scuola elementare del più piccolo paesino di montagna, a
prendere coscienza della minaccia che incombe sul nostro Paese, e a
mobilitarsi di conseguenza, con ogni iniziativa civile e pacifica a
disposizione”.

01/10/2008
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MessaggioInviato: Ven Ott 03, 2008 1:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

UniTo, 2 ottobre 2008
nel CCS congiunto di Chimica, Chimica Industriale e Scienza dei Materiali,
dopo lunghe e approfindite discussioni, si e' deciso di *bloccare le
lezioni* fino a quando non ci sara' un incontro dei Rettori con il MIUR.
Al posto della prima lezione verranno tenute lezioni alternative
sull'Universita' e la legge 133.
presidio di lunedi' 6. lezioni all'aperto, da tenersi a partire dal 20 ottobre
organizzazione di una grande manifestazione e/o presidio in
occasione della visita della Gelmini all'Unione Industriale il 28 ottobre.

Roma, 2 ottobre 2008
http://precaridellaricerca.wordpress.com/2008/10/02/ritiro-subito/
Dopo le numerose proteste spontanee dei
precari stabilizzandi in tutta Italia (oggi 5000 persone in corteo
a Roma) Brunetta e' intervenuto alla velocita' della luce e ha prorogato i
contratti (che aveva messo in scadenza a 30 giorni!) fino al 30 giugno
prossimo, adducendo la penosa scusa della necessita' di un'anagrafe dei
precari (che prima della protesta non gli era venuta in mente...).
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MessaggioInviato: Ven Ott 03, 2008 1:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Precari della ricerca su facebook
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precari della ricerca in vendita su ebay
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MessaggioInviato: Mar Ott 14, 2008 6:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Prosegue la protesta degli studenti universitari contro la Riforma Gelmini
Attualità


del 12/10/2008 di Erika Farris

PISA - Prosegue senza soste la mobilitazione pisana contro il DdL 133 e la Riforma Gelmini inserita al suo interno, che vede coinvolti anche i numerosi giovani lucchesi che studiano nella vicina provincia. Continua, dunque, l'occupazione del polo didattico Carmignani, e procede la programmazione degli incontri e delle attività di protesta.
Neppure il weekend è riuscito a distogliere l'attenzione dei manifestanti dall'impegnarsi attivamente per la loro causa. Le aule del Carmignani ospitano quotidianamente due assemblee generali: la prima alle 10 del mattino, per organizzare dei gruppi di lavoro con incarichi specifici da portare avanti durante la giornata. Il secondo incontro si tiene invece intorno alle 22, indirizzato a fare il punto della situazione e a stabilire il programma di mobilitazione per il giorno seguente... E non passa notte che il polo didattico non ospiti qualche occupante disposto a rinunciare ad un comodo letto per dormire sul parquet delle aule.
Ciascun tavolo di lavoro ha una sua funzione precisa e un compito da mandare avanti. Un "Gruppo protesta performance" che propone delle iniziative di rimostranza che attirino l'attenzione della città. Un "Gruppo comunicazione e informazione stampa" che si occupa di stendere i volantini e, a breve, di realizzare un sito internet. Un "Gruppo di coinvolgimento licei e istituti tecnici", non solo di Pisa, ma anche di Cascina e Pontedera.
Nel frattempo, inoltre, in ogni facoltà sono stati delegati dei referenti che si occupano di seguire le varie riunioni che vengono organizzate e di informare le assemblee in merito agli sviluppi in corso.
Durante il fine settimana, peraltro, lo spazio occupato è stato impiegato per organizzare una serata a tema con musica dal vivo, come la "festa antirazzista" di sabato, e un incontro con i rappresentanti d'istituto dei licei e degli istituti tecnici, durante la domenica pomeriggio.
Venerdì 10 ottobre, inoltre, è stato organizzato un tavolo di confronto presso l'aula studio Pacinotti, a cui hanno preso parte le varie realtà associative e politiche interessate a bloccare la Riforma, tra cui la "Rete nazionale ricercatori precari del nodo di Pisa", il "Coordinamento precari tecnici-amministrativi", gli studenti del polo didattico occupato e alcuni movimenti di rappresentanza studentesca dell'università.
Questa settimana dovrebbero peraltro prendere il via le varie iniziative che sono state scelte per proseguire la manifestazione di dissenso nei confronti del disegno di legge. L'assemblea della Rete nazionale dei Ricercatori precari dell'Università di Pisa, già dal 9 ottobre, aveva infatti decretato che, a decorrere da lunedì 13, tutte le attività didattiche sarebbero state sospese sino al 19, periodo durante il quale sarebbero state proposte delle assemblee di precari aperte agli studenti in ogni facoltà dell'Ateneo.
Dall'altra parte prosegue anche la mobilitazione degli insegnanti e dei genitori delle scuole Primarie, che partecipano spesso alle assemblee e cominciano ad organizzarsi per la "Notte bianca delle elementari" del 15 ottobre: un'occupazione simbolica delle aule che partirà dalle ore 18 e si concluderà in tarda nottata, o addirittura la mattina del giorno seguente. Un appuntamento fissato per manifestare ulteriormente il proprio dissenso e attirare l'attenzione della cittadinanza.
Giornali, televisioni e radio continuano a seguire la vicenda con un crescente interesse, e sono in tanti a domandarsi se tanto impegno verrà prima o poi premiato...
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MessaggioInviato: Mar Ott 14, 2008 7:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

breve rassegna iniziative di protesta nel Bel Paese:

Firenze, 18 settembre:, consiglio di Facoltà di SMFN dell'Università di Firenze, i ricercatori della facoltà impegnati nei diversi corsi di laurea hanno consegnato al preside le loro rinunce ai corsi dati in affidamento per il prossimo anno accademico, dando seguito fattivamente alla loro protesta. Le lettere di rinuncia consegnate da 82 ricercatori riguardano 136 corsi dati in affidamento. La Facolta ha dato il pieno appoggio ai ricercatori, facendo proprie le delibere dei CdL in Chimica, Fisica e Scienze Naturali.

Firenze, 3 ottobre: presidio permanente presso l'area della ricerca CNR di Firenze, approvato all'unanimità dall'assemblea del personale. i docenti a contratto (grazie al Coordinamento dei Docenti Precari) sono stati inclusi in una commissione paritetica istituita durante l'assemblea della facoltà di Architettura per individuare e proporre le modalità per proseguire la protesta contro la sovversiva L. 133 e i tagli della Finanziaria.

Bologna, 3 ottobre: assemblea dei lavoratori (precari e strutturati) insieme ai sindacati CGIL, CISL e UIL, ha proclamato lo stato di agitazione dell'Area della Ricerca CNR-INAF di Bologna e indetto assemblea permanente dei lavoratori.

Ancona, Catania, Palermo, Roma, Parma 3 ottobre: occupazione/agitazione presso Istituto di Scienze Marine (Ancona), dell’INGV (Catania), area di ricerca (Tor Vergata), IMEM Cnr (Parma).

Pisa, 3 ottobre: Area della Ricerca del CNR, proclamato lo stato di agitazione ed issato le bandiere a lutto. Per ogli informazione: RicAt (www.ricat.it)

Parma, 6 ottobre: Campus irraggiungibile fino alle 10 a causa della protesta di ricercatori e docenti. Solidarietà da parte del rettore Gino Ferretti
http://parma.repubblica.it/dettaglio/Tangenziale-bloccata-universitari-a-piedi/1523271

Firenze, 6 ottobre - occupato il Polo scientifico di Sesto
Fiorentino, struttura dell'Universita' di Firenze che oltre alla
didattica ospita centri di eccellenza nella ricerca come il Cerm e il Lens.

Torino, 6 ottobre: Amministrazione dell'azienda ospedaliero universitaria Molinette, in occasione della mobilitazione, per discutere della situazione dei precari della ricerca in servizio presso i numerosi dipartimenti universitari interni all'ospedale. L'amministrazione si è detta disponibile a fissare nuovi incontri sull'argomento. La Regione ha convocato per il 3 novembre la riunione per un primo esame della situazione con i precari della ricerca universitari e degli enti, e con i rappresentanti sindacali. assemblea/presidio in occasione della riunione del senato accademico all'Università di Torino; una delegazione di ricercatori, professori e studenti è stata ascoltata; abbiamo ottenuto la cancellazione dell'inaugurazione dell'anno accademico, la promessa di organizzare una seduta speciale del senato sulla legge 133 e il tema "fondazioni", e una futura assemblea con tutte le componenti dell'ateneo ed il rettore (data non ancora fissata).

Roma, 7 ottobre: studenti della Sapienza rompono gli indugi e invitano il resto della comunità accademica ad unirsi. Indetta un’assemblea alla Sapienza, nell’Aula 1 del nuovo edificio di Fisica alle 10.

Roma, 8 ottobre
: occupato il rettorato dell’Università La Sapienza.


Pisa 8 ottobre: durante l’ L’ASSEMBLEA GENERALE DI ATENEO (3.000-4.000 persone presenti) è proclamato stato di agitazione e avviato le iniziative di protesta con l’occupazione dell’ufficio stampa del rettorato e delle aule del polo didattico Carmignani. CdF allargato di Ingegneria, nel quale ricercatori e docenti hanno rinunciato agli incarichi non previsti dal loro contratto; il Preside, che li appoggia, ha accolto le loro rinunce e ha sospeso la didattica per rivedere la programmazione.

Pisa, 9 ottobre: hanno manifestato in 3mila, fra lavoratori di enti di ricerca e università (foto in alta dal sito RicAt). Il CdF straordinario di Lettere ha deciso la sospensione della didattica di una settimana facendo propria la mozione uscita dall'Assemblea generale di ateneo del giorno prima (http://news.humnet.unipi.it/news_item.asp?idNotizia=209 e
http://news.humnet.unipi.it/news_item.asp?idNotizia=210 )

Firenze, 9 ottobre: consiglio di Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e
Naturali dell'Università di Firenze, dopo due settimane di astensione
dalla didattica dei ricercatori e di occupazione degli studenti,
ha
deliberato uno slittamento di un mese dell'inizio delle lezioni.
Determinando de facto il blocco della didattica.
Inoltreranno richiesta al senato accademico di un blocco della
didattica. Il senato accademico è infatti l'unico organo che può
decidere il blocco.

APPELLO DI SOLIDARIETÀ PER LE LAVORATRICI E I LAVORATORI PRECARI DELL'ISFOL: precariisfol@libero.it

Lecce, 9 ottobre: presso l’universita' del Salento, incontro con studenti, ricercatori e docenti
(strutturati e no) per discutere sul futuro dell'Universita' e della Ricerca in Italia. I docenti a contratto del corso di laurea in Ottica e Optometria hanno sospeso le lezioni frontali.
Saluti,

Italia, 9 ottobre: Enti e università hanno sfilato oggi per il centro di Genova, inducendo Burlando a telefonare a Brunetta, il Cnr della Calabria ha annunciato lo stato di mobilitazione. Un’affollata assemblea all’università di Bologna ha lanciato una mobilitazione per la prossima settimana. A Torino un centinaio di lavoratori ha presidiato la prefettura.

Roma 14-15 ottobre:
PRECARI DELLA RICERCA
NUOVAMENTE IN PIAZZA! Le OOSS FLC CGIL, FIR CISL, UIL PA UR organizzano MARTEDÌ 14 OTTOBRE ORE 14 PRESIDIO A PALAZZO VIDONI
MERCOLEDÌ 15 DALLE ORE 10.00 MANIFESTAZIONE A MONTECITORIO.

Bologna, 15 ottobre: giornata di
mobilitazione generale di tutti i settori della formazione e della ricerca
di Bologna. Per info: collettivo universitario Aut-of UNIRIOT- network delle facoltà ribelli- Bologna www.uniriot.org

PADOVA,15 ottobre ore 11,00
Via VIII Febbraio - PADOVA ASSEMBLEA PUBBLICA UNIVERSITA’ ed ENTI PUBBLICI di RICERCA.

Palermo, ' 17 ottobre
alle ore 10 nell'Aula del Consiglio della Facolta' di Ingegneria ASSEMBLEA di ATENEO

Ferrara, 17-18 ottobre: raccolta firme
"UNA FIRMA PER L'UNIVERSITà PUBBLICA", ore 9-13 piazza Trento Trieste.

Ferrara, 20 ottobre: Studenti, dottorandi,ricercatori precari, docenti, personale tecnico e sindacati in manifestazione chiedono "SALVIAMO L'UNIVERSITà PUBBLICA" durante l'inaugurazione dell'anno accademico. Corteo dalla Basilica di S.Francesco (ore 10) e successivo presidio in Rettorato (via Savonarola 9); dalle 18.30 FIACCOLATA a favore dell'Istruzione Pubblica, Scuola e Università sfilano per le vie del centro.
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